Deepfake elettorali, l’appello di Barachini: «Non si usino volti e voci
Dopo la foto alterata di Siracusano, il sottosegretario chiede a tutti i partiti di rinunciare ai contenuti manipolati dall’intelligenza artificiale.
Il caso della fotografia di Matilde Siracusano modificata con l’intelligenza artificiale riaccende il confronto sull’uso degli strumenti digitali durante le campagne elettorali. Alberto Barachini, responsabile della Comunicazione di Forza Italia e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, invita maggioranza e opposizione a escludere immagini e voci artificialmente alterate dalla comunicazione politica.
L’appello dopo la foto di Siracusano
La presa di posizione arriva dopo la pubblicazione, da parte del generale Vannacci, di un’immagine ritoccata del sottosegretario Siracusano. Secondo Barachini, quella manipolazione avrebbe avuto l’obiettivo di danneggiare la reputazione dell’esponente del governo.
Barachini ha spiegato che Forza Italia intende seguire la stessa linea e non ricorrere a volti o voci modificati dall’IA nel corso della campagna elettorale. Il suo invito, però, è rivolto all’intero arco politico: «Lancio un appello alle forze di maggioranza e opposizione a non usare volti e voci modificati dall’intelligenza artificiale in campagna elettorale come farà il nostro partito».
La fiducia degli elettori al centro
Nel ragionamento del sottosegretario, la questione non riguarda soltanto la correttezza dei contenuti pubblicati online. Alterare messaggi destinati agli elettori, ha osservato, rischia di compromettere il rapporto tra cittadini e rappresentanti politici.
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«Utilizzare la mistificazione di contenuti rivolti agli elettori significa tradire i cittadini», ha affermato Barachini. A suo giudizio, la politica dovrebbe invece favorire la partecipazione alla vita pubblica e rendere più solido il legame democratico, puntando sulla fiducia reciproca.
La linea italiana sul deepfake
L’appello viene collegato da Barachini all’impostazione adottata dal governo sull’intelligenza artificiale. Il riferimento è alla scelta di introdurre il reato di deepfake, richiamata come parte della risposta italiana alla diffusione di contenuti falsificati attraverso strumenti tecnologici.
Per il sottosegretario, il contrasto alla manipolazione digitale deve quindi accompagnarsi a un comportamento responsabile dei partiti, soprattutto quando immagini, registrazioni vocali e altri materiali sono destinati a influenzare gli elettori durante una competizione politica.
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