De Luca guarda alla Sicilia: il sogno è la presidenza senza ricatti
Il leader di Sud chiama Nord difende l’identità civica del movimento, commenta il decreto sui cortei e chiede soluzioni strutturali per autotrasportatori e Ponte
La prospettiva di Cateno De Luca resta legata alla Sicilia: il leader di Sud chiama Nord punta alla presidenza della Regione, ma senza entrare in una coalizione a qualunque costo. L’ambizione arriva dopo l’ingresso ufficiale nel centrodestra e in un momento in cui il movimento rivendica una collocazione autonoma.
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La sfida per Palazzo d’Orléans
Intervistato nel programma di approfondimento politico di San Marino RTV, De Luca ha spiegato di non ritenersi adatto a un incarico da ministro, indicando invece Laura Castelli come possibile figura per quel ruolo. Per il sindaco di Taormina, la meta personale è un’altra: "Il mio sogno è diventare presidente della Regione Siciliana, ma a quel risultato voglio arrivare senza essere ostaggio di nessuno".
La scelta, ha chiarito, non sarà subordinata alla necessità di ottenere una candidatura. De Luca ha escluso l’idea di aderire a un’alleanza soltanto per conquistare la guida della Regione, ribadendo che il suo percorso dovrà mantenere margini di indipendenza.
Il civismo rivendicato da De Luca
Il leader di Sud chiama Nord attribuisce all’attività svolta in Sicilia l’1,5% assegnato al movimento e sostiene che proprio l’assenza di un’appartenenza rigida renda il gruppo attrattivo per interlocutori diversi. A suo giudizio, il centrosinistra avrebbe cercato un rapporto riservato, ma la proposta è stata respinta.
Con il centrodestra, ha aggiunto, il movimento avrebbe invece definito meglio la propria identità. Nella futura agenda di governo, secondo De Luca, dovrà esserci maggiore attenzione verso i territori e i sindaci. Il riferimento è anche al rifiuto di affidarsi a forme di civismo considerate soltanto sostitutive, citando il caso di Onorato.
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Cortei e autotrasporto restano aperti
Nel corso dell’intervista De Luca ha commentato anche gli scontri verificatisi nel Nord Italia. Sul decreto relativo alle manifestazioni ha riconosciuto un passo nella direzione corretta, ma ha giudicato insufficiente l’invio di 500 operatori delle forze dell’ordine senza la possibilità di procedere agli arresti, perché ciò li esporrebbe ulteriormente alle provocazioni.
Netta anche la posizione sul blocco dei tir. De Luca considera complessivamente legittima la reazione degli autotrasportatori e ritiene che un fondo da 480 milioni di euro non basti a risolvere le difficoltà del settore. La sua richiesta è un intervento strutturale, non una successione di misure temporanee per fronteggiare le emergenze.
Il nodo delle risorse per il Ponte
Sul Ponte sullo Stretto di Messina, De Luca si è definito favorevole all’opera, ma contrario all’utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Quelle risorse, ha sostenuto, dovrebbero restare destinate al Mezzogiorno e alla Sicilia per ridurre il divario infrastrutturale.
La sua posizione, dunque, combina il sostegno alla realizzazione del collegamento con la richiesta di proteggere i finanziamenti destinati agli interventi territoriali. "Sono stato chiaro: sono pontista, ma non accetto che il Ponte sullo Stretto venga realizzato utilizzando le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione", ha concluso.
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