Cortei a scuola, il nodo delle assenze: cosa dice Mirabelli
Per l’ex presidente della Consulta la protesta pacifica può motivare l’assenza, ma restano decisivi regole, responsabilità degli organizzatori e numero minimo di presenze.
La partecipazione degli studenti a un corteo può avere un valore democratico, ma non trasforma automaticamente l’assenza dalle lezioni in un’astensione autorizzata. Il tema, secondo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, va valutato distinguendo tra diritto a manifestare e obblighi scolastici.
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Presenze scolastiche, il limite da non superare
Mirabelli richiama innanzitutto una conseguenza concreta: il calendario delle proteste non può far dimenticare il requisito minimo di frequenza necessario per la validità dell’anno scolastico. Un numero eccessivo di assenze, anche se legate alla partecipazione a iniziative pubbliche, può quindi creare problemi sul piano didattico e amministrativo.
Per gli studenti, inoltre, non esiste un diritto di sciopero riconosciuto dalla Costituzione negli stessi termini previsti per i lavoratori. Manca infatti un’organizzazione sindacale studentesca che possa proclamare una mobilitazione secondo le regole proprie dello sciopero, anche se ciò non esclude la possibilità di prendere parte a una manifestazione.
Quando l’assenza può essere giustificata
La situazione cambia quando il corteo è pacifico, non prevede comportamenti pericolosi e rappresenta un interesse collettivo, oltre a svolgersi nel rispetto della legge. In questo quadro, ha spiegato Mirabelli, la scuola potrebbe valutare con tolleranza l’assenza, soprattutto se sostenuta dalla volontà della famiglia.
Per un minorenne, la giustificazione spetterebbe ai genitori, che potrebbero indicare la partecipazione alla manifestazione come motivo dell’assenza. Lo studente maggiorenne, invece, avrebbe la possibilità di motivare personalmente la mancata presenza alle lezioni dichiarando di aver preso parte al corteo. Non si tratterebbe comunque di un’autorizzazione automatica valida in ogni circostanza.
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Conta chi organizza la protesta
Un elemento ritenuto centrale è l’identità di chi convoca e dirige l’iniziativa. La partecipazione appare più facilmente giustificabile quando esiste una rappresentanza riconoscibile di un interesse comune, l’appello è formulato nel rispetto delle regole e l’organizzazione si assume la responsabilità della protesta.
«Manifestare, saltando le lezioni, è anche un modo per partecipare alla vita democratica del Paese», ha osservato Mirabelli, ricordando come la partecipazione degli studenti a cortei e mobilitazioni sia una pratica non insolita. Il riconoscimento del valore civile della protesta, tuttavia, non cancella gli obblighi legati alla frequenza scolastica.
Perché lo sciopero resta escluso
Alla domanda sull’eventualità di introdurre uno sciopero studentesco, Mirabelli ha escluso che il modello possa essere applicato direttamente agli alunni: il diritto di sciopero nasce infatti in un contesto diverso, legato al rapporto di lavoro e alla presenza di rappresentanze sindacali.
Una possibile eccezione, secondo il giurista, potrebbe verificarsi se un sindacato proclamasse uno sciopero del comparto scolastico includendo anche gli studenti. Anche in questo caso, però, rimarrebbe il vincolo delle presenze necessarie per concludere regolarmente l’anno.
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