Dalla Marcia di Capitini a 57mila firme: la spinta per la difesa nonviolenta
Nel solco della prima Marcia tra Perugia e Assisi, la proposta sulla difesa civile e non armata arriva in Parlamento dopo una mobilitazione che richiama l’eredità di Capitini.
La spinta più recente arriva da oltre 57.000 firme, ma affonda le radici in una storia che comincia nel 1961. È da quel precedente che riparte oggi la campagna per una difesa civile, non armata e nonviolenta, consegnata come proposta di legge popolare dopo una raccolta di adesioni che ha coinvolto reti e comitati territoriali.
L’ispirazione dichiarata è quella di Aldo Capitini e della Marcia della pace tra Perugia e Assisi, nata in un clima segnato anche dalla costruzione del muro di Berlino. Sessantacinque anni dopo, il richiamo alla nonviolenza torna così in forma di iniziativa legislativa, con un obiettivo che punta a incidere nelle scelte pubbliche sulla pace e sulla sicurezza.
Dalla marcia alla proposta di legge
Capitini maturò quell’idea per anni, ma fu nell’estate del 1961 che il progetto entrò davvero nella fase organizzativa. La sua convinzione era che, di fronte al rischio di una guerra nucleare, servisse un’azione popolare capace di muoversi dal basso e di parlare a tutto il Paese.
Secondo l’impostazione richiamata nel testo, quell’azione doveva avere quattro tratti precisi: un nucleo indipendente e pacifista, la capacità di rendere visibile la pace in pericolo, il ricorso al metodo nonviolento e il riferimento a Francesco, indicato come figura simbolica della nonviolenza. In questo anniversario ricorre anche l’ottavo centenario della morte del santo italiano.
La marcia del 24 settembre 1961 andò oltre le previsioni degli organizzatori. Al termine, dalla Rocca di Assisi, Capitini lesse la Mozione del popolo della pace, che segnò l’emersione di un soggetto culturale e politico autonomo, con una piattaforma propria.
Cosa chiede oggi la campagna
La nuova proposta riprende direttamente quei principi e li traduce in un disegno legislativo. Il testo prevede la creazione del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, dei Corpi civili di pace e dell’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, oltre ai relativi finanziamenti tramite un fondo specifico e l’opzione fiscale nella dichiarazione dei redditi.
A sostegno dell’iniziativa ci sono, tra gli altri, Elly Schlein, Maurizio Acerbo, Angelo Bonelli, Francesca Druetti e Nicola Fratoianni, insieme ai gruppi parlamentari dei Cinque Stelle. Le tre realtà promotrici – Rete italiana pace e disarmo, Conferenza degli Enti di Servizio Civile e Sbilanciamoci – ora puntano sulla fase parlamentare.
Nel testo viene sottolineato anche il contesto internazionale, con una critica alla corsa al riarmo e ai venti di guerra. In questo quadro, la difesa civile nonviolenta viene presentata come uno strumento per ripudiare la guerra e affrontare anche minacce di natura sociale, culturale ed ecologica.
Tra i passaggi più duri compare l’allarme per i giovani, descritti come esposti al rischio di diventare “carne da cannone” in scenari bellici che durano da anni. Per i promotori, la sfida non è solo esprimere dissenso, ma costruire infrastrutture concrete di nonviolenza capaci di reggere nel tempo.
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