Cronisti fuori dal congresso: Salvini accende la polemica
Il leader della Lega rivendica l’esclusione dei giornalisti e attacca Repubblica, Corriere e Foglio: dura la replica di Bartoli dell’Ordine dei giornalisti
La decisione di tenere i cronisti lontani dai lavori del congresso della Lega riapre lo scontro tra Matteo Salvini e una parte della stampa. Il leader leghista ha difeso la scelta e, dal palco, ha rivolto accuse pesanti ai giornalisti, descrivendoli come «servi» e sostenendo che contribuiscano a «inquinare» il confronto politico.
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Il congresso diventa il terreno dello scontro
Salvini ha trasformato l’appuntamento interno alla Lega in un’occasione per contestare apertamente alcuni organi di informazione. Nel mirino sono finiti Repubblica, Corriere e Foglio, citati nell’ambito degli attacchi rivolti alla stampa.
L’esclusione dei cronisti dalla platea non è stata presentata come una scelta subita o casuale: il leader della Lega ne ha rivendicato la responsabilità. Repubblica aveva raccontato la decisione due giorni prima, riferendo che ai giornalisti non sarebbe stato consentito seguire direttamente il congresso.
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Bartoli: «Giornalisti amici o nemici»
Le parole di Salvini hanno provocato la reazione di Bartoli, esponente dell’Ordine dei giornalisti. Secondo Bartoli, il leader leghista considera i giornalisti in modo diverso a seconda che siano percepiti come favorevoli o ostili.
«Per lui giornalisti nemici o amici, come in Russia e in Cina», ha dichiarato Bartoli, sintetizzando così la sua critica. Il caso si concentra quindi su due aspetti collegati: da una parte l’allontanamento dei cronisti dal congresso, dall’altra il linguaggio utilizzato da Salvini contro testate e professionisti dell’informazione.
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