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Conti pubblici, quel decimale che tiene l’Italia sotto esame Ue

Il deficit è sceso più del previsto, ma il 3,1% non basta ancora: la permanenza nella procedura europea pesa sul percorso di rientro fissato fino al 2029.

Il mancato superamento della procedura di infrazione non rappresenta soltanto un terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Per l’Italia, la questione incide direttamente sulla possibilità di rispettare il programma concordato con l’Unione europea per riportare i conti pubblici sotto controllo entro il 2029.


Il traguardo del 3% resta lontano

L’obiettivo per il 2025 era portare il disavanzo al di sotto del limite europeo del 3%. Quel risultato, però, non è stato raggiunto: secondo la certificazione dell’Istat, il deficit si è fermato al 3,1%.

Il dato è comunque migliore delle previsioni iniziali, che indicavano un disavanzo del 3,4%. La distanza dalla soglia si è quindi ridotta, ma non abbastanza da consentire all’Italia di uscire dal percorso sanzionatorio europeo.

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Il piano italiano sotto pressione

La permanenza nella procedura rende più vincolante il percorso indicato nel piano presentato dall’Italia all’Unione europea due anni fa. Quel documento stabilisce una traiettoria pensata per risanare gradualmente i conti e arrivare al 2029 con una situazione compatibile con le regole comuni.

È in questo quadro che si spiegano sia il rammarico del governo sia le contestazioni delle opposizioni. La questione non riguarda soltanto il risultato annuale: essere ancora sottoposti alla procedura condiziona l’attuazione del piano e lascia aperto il problema del rispetto dei prossimi obiettivi di finanza pubblica.

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