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Politica 2 min di lettura24 set

Cassif fuori dal voto: lo scontro sugli arabi che agita Israele

La Commissione elettorale ha escluso le liste arabe dal 27 ottobre e il deputato di Hadash parla di un messaggio politico per tenere lontano dalle urne una parte decisiva del Paese.

Per Ofer Cassif, finire ai margini della politica è ormai quasi una costante. Il deputato di Hadash, 61 anni, è stato colpito ancora una volta da un provvedimento che lo tiene lontano dalla competizione elettorale, mentre in Israele si riaccende la polemica sulle liste arabe escluse dal voto del 27 ottobre.


Una squalifica che pesa oltre Cassif

La decisione della Commissione elettorale non riguarda soltanto il parlamentare della sinistra radicale: nel mirino ci sono le formazioni arabe, cancellate dalla consultazione. Cassif ha letto questa scelta come un tentativo di influenzare il comportamento di una fetta consistente della popolazione.

Secondo il deputato, il messaggio sarebbe chiaro: spingere gli elettori arabi a restare a casa. In un passaggio raccolto a caldo, ha spiegato: «Vorrebbero che il 20% del Paese non andasse a votare».


Un parlamentare già colpito più volte

Negli ultimi mesi Cassif era già stato sospeso dalla Knesset per tre volte. Le misure erano arrivate dopo le sue critiche alla linea del governo sulla guerra a Gaza e sulla situazione in Cisgiordania. Da tempo, dunque, è una delle figure più contestate del panorama politico israeliano.

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La sua posizione è resa ancora più delicata dal fatto che, pur essendo ebreo, milita in Hadash, formazione in cui la maggioranza dei deputati appartiene alla componente araba. Proprio per questo, in Israele viene spesso descritto come una delle voci più radicali della sinistra.


La battaglia si sposta ai giudici

Cassif, però, non considera chiusa la partita. A suo giudizio, sarà la Corte a ribaltare la decisione della Commissione elettorale e a dargli ragione. La disputa, quindi, non si gioca solo sulle liste escluse, ma anche sul principio della rappresentanza politica degli arabi israeliani.

Il nodo resta pesante: la consultazione del 27 ottobre arriva in un clima già teso e la scelta di bloccare quelle candidature rischia di allargare ancora di più il conflitto tra istituzioni, opposizione e minoranza araba.

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