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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Caso Siracusano, il deepfake divide la politica: accuse incrociate

L’immagine manipolata riaccende il confronto sull’intelligenza artificiale nelle campagne elettorali e sulle responsabilità dei partiti

Angelo Bonelli invita Alberto Barachini a verificare innanzitutto il comportamento degli alleati di governo, prima di chiedere impegni alle altre forze politiche. Secondo il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, l’intelligenza artificiale non deve diventare uno strumento per alterare i fatti, colpire gli avversari o trarre in inganno gli elettori.

Bonelli ricorda che Avs aveva sottoscritto nel dicembre scorso, insieme a lui, l’appello “Deepfake e politica: insieme per dire basta”, promosso da Pagella Politica e Facta. Fratelli d’Italia aveva aderito all’iniziativa, mentre la Lega aveva deciso di non farlo; il deputato sostiene inoltre che dalla destra siano arrivati in più occasioni contenuti creati o modificati con l’intelligenza artificiale contro esponenti politici rivali.


Barachini chiede una tregua sull’Ai

La presa di posizione di Forza Italia è arrivata dopo la diffusione di una fotografia alterata con l’intelligenza artificiale e riferita al sottosegretario Matilde Siracusano, manipolazione attribuita al generale Roberto Vannacci. Alberto Barachini, responsabile della Comunicazione di Forza Italia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, ha chiesto a maggioranza e opposizione di escludere volti e voci artificialmente modificati dalla comunicazione elettorale.

Barachini considera la falsificazione dei materiali destinati agli elettori una violazione del rapporto di fiducia alla base della democrazia. A suo giudizio, la politica dovrebbe favorire partecipazione e credibilità delle istituzioni; l’appello si inserisce nella linea adottata dall’esecutivo sull’intelligenza artificiale, che ha previsto anche l’introduzione del reato di deepfake.

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Ascani: appelli arrivati troppo tardi

Anna Ascani, deputata del Partito democratico e vicepresidente della Camera, giudica tardiva la reazione del governo e della maggioranza. La parlamentare osserva che il tema è stato considerato con urgenza soltanto dopo che un esponente dell’area governativa è stato coinvolto in un episodio di questo tipo, mentre nei mesi precedenti era stata respinta una sua proposta contro la circolazione di contenuti manipolati sui social durante le fasi elettorali.

Per Ascani, la sola risposta penale non è sufficiente perché i tempi dei procedimenti giudiziari non coincidono con quelli, molto più rapidi, di una campagna. I contenuti contraffatti dovrebbero essere identificati e rimossi senza ritardi, mentre chi li diffonde dovrebbe ricevere una sanzione; la deputata chiede quindi una legge specifica e un intervento condiviso, senza contrapposizioni ideologiche.

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