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Politica 2 min di lettura6 giorni fa

Carburanti, Salvini frena: il rialzo non si ferma e punta il dito sull’Europa

Il vicepremier invita ad adattarsi ai prezzi alti, mentre Giorgetti attribuisce i rincari al Brent, alle raffinerie e chiede una risposta comune dell’Ue.

Il caro carburante non mostra segnali di svolta nell’immediato, e Matteo Salvini ha scelto toni diretti per dirlo ai presenti alla festa del Tempo, a Palazzo Wedekind. Il vicepremier e leader della Lega ha avvertito che, oltre alla benzina e al gasolio, resteranno elevati anche i costi dell’energia e quelli che pesano su imprese e famiglie.

Secondo il ministro, la prospettiva a breve è tutt’altro che rassicurante: per questo, ha sintetizzato, l’alternativa è prepararsi a convivere con questa fase. Nello stesso quadro, Giancarlo Giorgetti ha ribadito alla Camera che i listini dei carburanti non sono decisi dall’esecutivo, ma risentono dell’andamento del Brent e del numero di impianti attivi per la produzione di gasolio e benzina.


Salvini: prezzi alti ancora per un po'

Parlando del rincaro dei carburanti, Salvini ha spiegato che non vede cali rapidi né per i combustibili né per l’energia. Il suo ragionamento ha abbracciato anche il peso sulle attività produttive e sui bilanci delle famiglie, che restano esposti a una dinamica che, nel breve periodo, non sembra invertire rotta.

Da qui il messaggio politico del ministro: davanti a prezzi che non accennano a scendere, bisogna organizzarsi. La frase con cui ha chiuso il passaggio sul tema è stata netta: «Quindi, o ti rassegni o ti attrezzi...».

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Giorgetti sposta il tema in Europa

Sul fronte istituzionale, Giorgetti ha insistito sul fatto che il governo non controlla direttamente il livello dei carburanti. Ha spiegato che le oscillazioni dipendono dal Brent e dalla capacità produttiva delle raffinerie, e ha aggiunto che anche gli interventi iniziali possono perdere peso quando il contesto internazionale resta sfavorevole.

Il ministro dell’Economia ha poi riferito di aver portato la questione a livello europeo. Ha raccontato che se ne è discusso la settimana scorsa a Dublino e che il tema è già stato inserito nell’agenda formale dell’Ecofin di inizio ottobre. «Spero che anche il resto d’Europa si svegli sotto questo aspetto», ha detto, sottolineando la necessità di una risposta comune dell’Unione.

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