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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Carburanti, il limite Eni accende il caso autotrasporto

Dal 28 settembre la compagnia fissa benzina e diesel sotto una soglia precisa, ma il provvedimento lascia aperti dubbi su costi, scorte e concorrenza.

Il vantaggio per chi fa rifornimento sulla rete Eni sarà immediato, mentre per autotrasportatori, gestori e concorrenti gli effetti restano tutti da valutare. Dal 28 settembre la benzina non potrà superare 1,990 euro al litro e il gasolio 2,190 euro, con la possibilità di proseguire fino alla fine dell’anno. Per la compagnia l’operazione potrebbe valere circa 100 milioni di euro al mese.


Il risparmio non vale per tutti

La riduzione riguarda esclusivamente la rete retail, cioè i distributori destinati al rifornimento diretto degli automobilisti. Non comprende invece l’extra rete, il circuito all’ingrosso utilizzato anche da pompe bianche, aziende agricole, imprese della pesca e autotrasporto.

La distinzione pesa soprattutto sul trasporto professionale, per il quale il gasolio rappresenta una spesa fissa e rilevante. Assotir chiede quindi una misura specifica contro il caro-carburante e, qualora il Governo non convochi le associazioni del settore, non esclude il ricorso allo sciopero.


Gestori alle prese con le vecchie scorte

Il provvedimento coinvolge 3.847 stazioni di servizio. Circa il 75% appartiene a Eni oppure viene amministrato, direttamente o tramite società collegate, dalla compagnia; gli altri impianti sono gestiti da operatori convenzionati che lavorano con i marchi Eni o Enilive e acquistano il prodotto dalla stessa società.

Per questi ultimi, il nuovo importo costituisce un’indicazione commerciale e il problema principale riguarda il carburante comprato prima dell’entrata in vigore del limite. Enilive ha annunciato un rimborso forfettario di 1.500 euro per le giacenze e ha fornito ai gestori le istruzioni sui nuovi valori. Alcune società ritengono però che la somma possa non coprire integralmente il deprezzamento delle scorte.

Eni ha assicurato che sosterrà i costi collegati all’iniziativa. Restano comunque da chiarire, per gli operatori che hanno chiesto garanzie, le procedure e i tempi con cui saranno compensate le eventuali perdite.

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Più clienti, ma anche più pressione

La convenienza potrebbe spingere molti automobilisti a scegliere i distributori Eni. Anche con l’adesione dell’intera rete, tuttavia, si tratterebbe di una porzione limitata delle circa 22 mila stazioni presenti complessivamente in Italia.

Il rischio riguarda soprattutto la combinazione fra prezzi inferiori e crescita improvvisa dei rifornimenti. Un aumento eccezionale dei volumi potrebbe mettere sotto stress scorte e trasporti. Eni spiega di predisporre abitualmente raffinazione e distribuzione per affrontare i picchi, ma ammette che consumi molto superiori alle attese potrebbero creare difficoltà temporanee di approvvigionamento.


Il mercato guarda alla concorrenza

Le altre grandi compagnie stanno osservando gli sviluppi, mentre gli operatori indipendenti segnalano di non avere margini analoghi per applicare un taglio della stessa ampiezza. Assopetroli-Assoenergia ha definito la scelta “distorsiva” del mercato, evidenziando il possibile squilibrio fra reti controllate dai grandi gruppi e piccoli distributori.

La questione non riguarda dunque soltanto il prezzo esposto alla pompa. La durata del limite, le modalità di compensazione delle scorte e la risposta dei concorrenti potrebbero influenzare gli equilibri dell’intera distribuzione, proprio mentre la categoria degli autotrasportatori resta esclusa dal beneficio diretto.

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