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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Cantieri sotto pressione: i rincari che stanno svuotando i margini

Materiali ed energia continuano a salire, mentre le imprese aspettano ancora compensazioni per lavori già svolti e temono nuovi blocchi operativi.

Le conseguenze più pesanti, per il comparto, potrebbero arrivare nel 2026: con la nuova Legge di Bilancio, infatti, la copertura degli extracosti è stata scaricata sulle stazioni appaltanti, che dovranno reperire le risorse tagliando eventualmente altri interventi. È questo lo scenario che preoccupa le aziende, già alle prese con ritardi nei pagamenti e con un fabbisogno di cassa che non si riesce a colmare.

Nel frattempo, per Pizzarotti restano da incassare 130 milioni. Il direttore generale Francesco Aguglia ha spiegato che, davanti ai rinvii accumulati, il gruppo sta valutando con i propri legali se chiedere anche gli oneri finanziari maturati. Per lui non si tratta di importi marginali, ma di somme che pesano in modo diretto sulla tenuta finanziaria dei lavori.


Una stretta che arriva da lontano

Gli extracosti non sono un problema nuovo per le costruzioni, ma oggi si sono fatti più acuti. Dopo l’impennata del 2022 seguita all’invasione dell’Ucraina, la pressione sui listini è tornata a crescere con il nuovo balzo legato alla crisi di Hormuz. Energia e materie prime continuano così a erodere i margini di imprese che, in molti casi, non riescono a vedersi riconosciuti gli aumenti.

La fotografia del settore è resa ancora più chiara dalle stime dell’Ance. L’associazione calcola 1,99 miliardi di arretrati maturati nel biennio 2024-25 e altri 1,8 miliardi attesi nel 2026 per lavori già eseguiti. Nel complesso, per dare ossigeno al sistema servirebbero 3,8 miliardi.


Le imprese chiedono ristori immediati

I costruttori parlano di una situazione che sta comprimendo liquidità e capacità operativa. Edoardo Ronzoni ha descritto un aumento diffuso dei costi, citando calcestruzzo, plastica, bitume e persino i cavi elettrici, e ha avvertito che, senza una correzione rapida, alcuni cantieri potrebbero essere sospesi.

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Un quadro simile arriva da Roberto Davoli, che per il gruppo Cmb segnala un arretrato da 60 milioni e somme ancora dovute per la fine del 2024 e per tutto il 2025. La sua ricostruzione parla di quasi due anni di mancati incassi, una condizione definita insostenibile e da sbloccare al più presto.


Le risorse non bastano ancora

Sul versante pubblico, il Ministero delle Infrastrutture riconosce che i fondi disponibili restano inferiori al fabbisogno. A fronte di richieste pari a 1,8 miliardi per il 2025, più il residuo da saldare per la fine del 2024, il buco di cassa viene indicato in 1,45 miliardi. In pratica, al momento è coperto solo un quarto di quanto necessario.

La distanza tra stanziamenti e domande presentate conferma il punto sollevato dalle imprese: senza un intervento aggiuntivo, il peso degli aumenti rischia di tradursi in cantieri rallentati o bloccati. Per il comparto, la partita non riguarda più soltanto i rincari, ma la possibilità stessa di reggere i prossimi mesi.

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