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Politica 3 min di lettura4 giorni fa

Burqa, corsi e classi limite: la stretta da 30% che fa discutere

Il decreto tocca velo integrale, italiano per le famiglie e composizione delle classi, mentre sindacati e presidi contestano metodo e contenuti.

A fine giornata, la misura che ha acceso più polemiche resta quella sulle classi: il tetto del 30% per gli alunni senza cittadinanza italiana o senza un percorso scolastico adeguato. Le critiche arrivano da scuola e sindacati, che contestano tempi, impostazione e ricadute concrete.


La protesta di sindacati e presidi

La Flc Cgil ha bollato il provvedimento come un intervento di facciata, lontano dalla realtà degli istituti, accusando il governo di aver trasformato il tema dell’istruzione in uno strumento di propaganda. Gianna Fracassi ha richiamato anche i nodi salariali e il precariato, indicando questi come i veri problemi rimasti aperti.

Sulla stessa linea DirigentiScuola, secondo cui la misura sarebbe poco praticabile e comunque fuori tempo massimo, perché arriverebbe quando l’anno scolastico è già iniziato. Il presidente Attilio Fratta ha definito irrealistica un’operazione di questo peso in questa fase dell’anno.


Cosa cambia con il decreto

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un pacchetto che interviene su più fronti. Tra i punti più discussi c’è il divieto di entrare a scuola con burqa e niqab, ma anche con la mascherina chirurgica quando non esistono motivi sanitari: chi non rispetta la regola rischia una multa tra 200 e 1.000 euro, mentre per i minorenni la responsabilità economica ricade sui genitori.

Un’altra novità riguarda le famiglie che non conoscono l’italiano e hanno figli in difficoltà nell’integrazione o nel rendimento: per loro viene previsto un corso gratuito di lingua italiana, obbligatorio. Se non viene seguito, la sanzione va da 200 a 1.000 euro.


Il tetto nelle classi e le deroghe

La soglia del 30% si applicherà alle classi con studenti non italiani che non abbiano alle spalle un sufficiente percorso scolastico. Nella primaria contano gli alunni non nati in Italia oppure privi di almeno due anni di infanzia; nella secondaria rientrano quelli che non abbiano completato con esito positivo almeno tre anni di scuola.

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Secondo i dati richiamati dal ministero, oggi sarebbero 34mila le classi oltre quel limite. Gli studi citati dal governo indicano inoltre che gli studenti stranieri di prima generazione arrivano con un anno di preparazione in meno in italiano.

Il decreto introduce però anche eccezioni, dal domicilio dello studente alle esigenze familiari documentate. Se il tetto non può essere comunque rispettato, viene previsto un fondo dedicato da 17,5 milioni per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana, con un ruolo di coordinamento affidato agli Uffici scolastici provinciali.


Le altre risorse nel pacchetto

Nel testo trovano posto anche ulteriori stanziamenti. Sono previsti 8 milioni in due anni per il Fondo permanente contro il cyberbullismo, 21 milioni l’anno per ampliare la gratuità totale o parziale dei libri di testo alle famiglie con redditi più bassi e 70 milioni destinati ai docenti tutor.

C’è infine una modifica sul Pei, il piano educativo personalizzato: il documento predisposto all’inizio del ciclo di studi dovrà essere aggiornato solo quando emergeranno nuovi elementi. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha spiegato che l’obiettivo è mettere la lingua italiana al centro dell’integrazione e ha respinto l’idea che il testo finale riprendesse una bozza circolata in precedenza su presunte misure nei confronti dei genitori.

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