Bollo auto e governo Meloni, il sondaggio che complica i piani
La mossa sul bollo in vista del 2027 non decolla: il consenso è debole e il giudizio sull’esecutivo scivola ancora, mentre nel centrodestra e nel campo opposto emergono orientamenti diversi su alleanze e leadership.
Il segnale che arriva dal sondaggio è doppio: la proposta sul bollo non accende entusiasmo e, in parallelo, il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta sotto pressione. Tra gli intervistati, la quota di chi valuta positivamente il governo scende al 33%, mentre il fronte dei contrari resta al 59%.
Il bollo non fa breccia
Nel campione la misura che rinvia al 2027 l’addio al bollo per moto e auto fino a 80 kW viene letta in modo soprattutto diffidente. Il 58% la considera sfavorevole, interpretandola come una mossa costruita per raccogliere consensi facili in vista delle politiche.
Molto più ridotta la platea di chi la approva: il 33% la giudica utile, perché alleggerirebbe il peso su famiglie in difficoltà. Le differenze politiche sono nette, con un sostegno ampio nell’area di governo e un rifiuto quasi totale nel perimetro progressista.
Tra gli elettori di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, il 71% promuove il provvedimento e il 21% lo respinge. Più sfumata la posizione di Futuro Nazionale, dove il 52% si dice favorevole e il 45% contrario. Nel blocco formato da Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e +Europa, invece, il 91% parla apertamente di iniziativa elettoralistica; solo il 7% ne riconosce un’utilità concreta.
Il governo perde consenso
La fotografia dell’esecutivo arriva nello stesso momento e racconta un arretramento. Rispetto all’ultima rilevazione del 4 settembre, i giudizi positivi scendono di 3 punti e si fermano al 33%, quelli negativi restano al 59% e gli indecisi salgono all’8%, con un aumento di 3 punti.
Il divario sfavorevole si allarga fino a 26 punti. Nel centrodestra, secondo il sondaggio, l’approvazione tocca l’82% e arriva al 93% tra gli elettori di FdI; nel campo progressista i giudizi negativi raggiungono il 90%. Più tiepida l’area di Futuro Nazionale, divisa tra 54% di favorevoli e 46% di contrari, mentre nell’area centrista i detrattori arrivano al 77%.
Il quadro si inserisce in un clima già segnato dal caro carburanti, con il diesel che tocca il suo massimo storico come prezzo medio nell’Unione europea. In questo contesto la mossa sul bollo non sembra produrre l’effetto sperato dalla premier.
I partiti si muovono così
Nel rilevamento sulle intenzioni di voto il Partito democratico arretra all’21,1%, lasciando sul terreno 1,1 punti. Fratelli d’Italia, invece, resta al 26,5% e conserva la prima posizione. In crescita il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 13,2%.
Seguono Futuro Nazionale all’8,1% e Forza Italia al 7,3%, entrambe in lieve rialzo. Alleanza Verdi Sinistra si colloca al 5,9%, mentre la Lega compie il balzo più marcato della tornata e arriva al 5,1%, con un incremento di 0,7 punti dopo il raduno di Pontida e l’annuncio di Salvini sul congresso straordinario.
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Più indietro Azione scende al 3,4%, Italia Viva al 2,2% e +Europa resta all’1,6%. Il Partito Liberaldemocratico cala all’1,1%, alla pari con Ora!, mentre Noi Moderati è all’1,0%. Gli altri partiti raccolgono nel complesso il 2,4%, con indecisi e astenuti al 34,1%.
Vannacci divide il centrodestra
Sul possibile allargamento della coalizione a Roberto Vannacci, gli elettori di centrodestra e di Futuro Nazionale si dividono, ma nel complesso prevale il sì. Il 51% si dice favorevole, il 31% contrario e il 18% non prende posizione.
Nel dettaglio, il 59% degli elettori di FdI approva l’ipotesi, contro il 29% di contrari e il 12% di indecisi. Tra i sostenitori di Futuro Nazionale la percentuale positiva è del 56%, con il 28% contrario e il 16% che non si esprime.
Più freddi, invece, gli elettori di Forza Italia, Lega e Noi Moderati: in questo gruppo i contrari sono il 40%, mentre i favorevoli si fermano al 30%; un altro 30% resta nel non so. Tra chi sarebbe contrario, il 18% confermerebbe il voto già espresso, mentre il 13% cambierebbe scelta o si asterebbe. La quota di possibile spostamento sale al 18% fra gli elettori di Lega, Forza Italia e Noi Moderati, con una platea stimata di circa 1,8 milioni di persone più orientate all’astensione in caso di un’alleanza estesa.
A sinistra Schlein è avanti
Nel campo progressista, invece, la domanda sul candidato premier apre un altro fronte. Il 41% degli elettori del centrosinistra preferisce che a guidare la coalizione sia il leader del partito più votato, mentre il 26% indica le primarie e il 25% un’intesa tra i leader.
L’idea del capo della forza più grande è più popolare tra gli elettori di Avs, del Ps e del M5s. Fra le forze centriste — Azione, Italia Viva, +Europa, PLD e Ora! — prevale invece l’accordo tra i capi partito, scelto dal 37%, davanti alle primarie al 26% e alla guida affidata al partito più votato, fermo al 19%.
Se si andasse alle primarie, il sondaggio dà oggi Elly Schlein in vantaggio. In caso di affluenza bassa, la segretaria dem otterrebbe il 38,6%, con Giuseppe Conte al 27,3% e Silvia Salis al 20,7%; gli altri candidati si fermerebbero al 18,4%. Con una partecipazione più alta, il distacco tra Schlein e Conte si ridurrebbe: la leader del Pd avrebbe il 30,9%, Conte il 27,2%, Salis il 17,3% e gli altri il 24,6%.
La rilevazione è stata realizzata con metodologia CAWI tra il 18 e il 22 settembre 2026 su 810 intervistati, rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, con quote per genere ed età incrociate e stratificazione per titolo di studio e ripartizione ISTAT di residenza. Il margine d’errore indicato è del ±3,4%, con un livello di confidenza del 95%.
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