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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Boccia sfida Meloni: dopo quattro anni il conto resta agli italiani

Il presidente dei senatori Pd contesta i risultati economici del governo e denuncia salari più deboli, pressione fiscale elevata e una crescita ancora insufficiente.

Il giudizio di Francesco Boccia sull’operato dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni parte dagli effetti concreti sulla vita quotidiana. «Un Governo si giudica da ciò che cambia nella vita delle persone», sostiene il presidente dei senatori del Partito Democratico, secondo cui l’aumento dei costi per vivere, curarsi, abitare e produrre non può essere archiviato come una conseguenza inevitabile degli eventi esterni.

Nella sua nota, Boccia attribuisce quindi precise responsabilità politiche a chi governa: dopo quattro anni, afferma, la crescita non ha raggiunto livelli adeguati e il Paese sarebbe più esposto alle crisi. Il Documento programmatico di bilancio inviato da Giancarlo Giorgetti a Bruxelles, aggiunge, finisce così per mettere in evidenza soprattutto ciò che il governo non ha realizzato nei precedenti quattro anni.

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Il peso della crisi sulle famiglie

Secondo Boccia, l’Italia arriva al quinto appuntamento con la legge di bilancio portandosi dietro salari e pensioni indeboliti dall’inflazione. Nel quadro indicato dal dirigente del Pd rientrano anche i lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione, le famiglie costrette a rinunciare alle cure e una scuola che necessita di nuove risorse.

A questa situazione si somma, sostiene, l’impatto del caro energia e dell’aumento dei carburanti, diventati durante l’autunno il principale fattore di emergenza per chi lavora, produce o vive del proprio reddito. Le imprese innovative, intanto, chiedono infrastrutture, costi energetici sostenibili e una politica industriale definita.


Crescita debole e tasse più alte

La critica riguarda anche i principali indicatori economici. Dopo cinque manovre e numerosi annunci, la crescita sarebbe rimasta troppo bassa, mentre il rapporto tra debito e PIL sarebbe tornato a salire. I salari reali, inoltre, non avrebbero ancora recuperato il potere d’acquisto perso e la pressione fiscale avrebbe raggiunto il 43,5%.

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Boccia respinge l’idea che ogni difficoltà possa essere spiegata con guerre, mercati, decisioni europee o eredità dei governi precedenti. A suo giudizio, le crisi internazionali hanno colpito tutti, ma le risposte nazionali hanno prodotto risultati differenti: negli ultimi due anni Grecia, Portogallo e Spagna, osserva, sono cresciute più del triplo rispetto all’Italia.


La manovra cerca ancora risorse

Il quadro finanziario della prossima legge di bilancio resta legato alla costruzione di un intervento da 23,5 miliardi. Per completarlo, Giorgetti deve ancora individuare le coperture necessarie e attendere le determinazioni europee, mentre le nuove agevolazioni annunciate non sarebbero accompagnate, secondo Boccia, da garanzie finanziarie sufficientemente solide.

La flessibilità consentita dalle istituzioni europee può creare margini di intervento, ma non sostituisce una linea nazionale su crescita, produttività, salari e sicurezza energetica. «Dopo quattro anni qualcuno dovrà pur rispondere di questi risultati», conclude Boccia, sostenendo che il documento non rappresenti soltanto il programma dell’ultimo anno di legislatura, ma anche il bilancio delle promesse rimaste senza esito.

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