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Politica 3 min di lettura3 giorni fa

Benzina, lo sconto Eni divide il mercato: chi pagherà davvero meno

Dal 28 settembre il marchio del cane a sei zampe limiterà i prezzi per un mese, ma l’iniziativa apre dubbi su scorte, concorrenza e categorie escluse.

Per gli automobilisti il vantaggio può arrivare a circa 17 centesimi al litro, ma il provvedimento rischia di trasformarsi in una partita complessa per tutta la filiera. Dal 28 settembre 2026 le stazioni Enilive applicheranno un limite di 1,99 euro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, mentre gestori, concorrenti e autotrasportatori contestano effetti e modalità dell’operazione.


Il risparmio attira la domanda

Il provvedimento riguarderà 3.847 impianti distribuiti sul territorio nazionale e partirà con una durata di 30 giorni. Eni non esclude che il blocco possa proseguire fino alla fine dell’anno, ma il prezzo massimo varrà soltanto per il rifornimento self-service nelle stazioni interessate.

La riduzione potrebbe spingere molti automobilisti a scegliere i distributori del gruppo, creando un forte aumento degli acquisti. Da qui nasce l’ipotesi di un esaurimento temporaneo dei prodotti: Eni avrà probabilmente predisposto un piano per gestire il picco, tuttavia non si possono escludere difficoltà nella continuità delle forniture.


Gestori stretti tra costi e margini

Circa il 75% della rete Eni è controllato direttamente o indirettamente dalla società; il resto è composto da impianti convenzionati, che utilizzano il marchio e acquistano dalla compagnia i carburanti da rivendere. Anche questi distributori dovranno rispettare i massimali fissati per il servizio self-service.

Il nodo riguarda il margine dei gestori. Molti hanno già acquistato le scorte destinate alla vendita del 28 settembre e temono di dover sostenere parte dello sconto, nel caso in cui il prezzo all’ingrosso non venga ridotto in misura equivalente. Le associazioni chiedono quindi garanzie formali, mentre Eni assicura che i costi aggiuntivi saranno compensati.


Fuori dalla misura interi comparti

Il tetto non comprende i rifornimenti effettuati attraverso la rete extra-rete. Restano così esclusi, tra gli altri, agricoltura, pesca e trasporto su gomma, settori che utilizzano canali diversi rispetto ai normali distributori aperti al pubblico e continueranno dunque a pagare le quotazioni ordinarie.

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La differenza di trattamento ha già provocato la reazione di Assotir, che valuta la proclamazione di uno sciopero. Anche Assopetroli-Assoenergia considera l’intervento penalizzante per gli operatori rivali: il presidente Andrea Rossetti sostiene che «anche azzerando i margini, non potremo mai scendere a quei prezzi» e annuncia un confronto interno seguito da una lettera al governo.


Un conto da 100 milioni

L’impatto economico per Eni potrebbe raggiungere 100 milioni di euro in un solo mese. La stima si basa sulla vendita media di 600 milioni di litri al mese nel comparto retail e sull’ipotesi che l’intero volume venga collocato con la riduzione prevista.

La misura, quindi, produce un beneficio immediato per chi riuscirà a fare rifornimento presso gli impianti aderenti, ma espone la rete a una pressione eccezionale. Per i distributori concorrenti, invece, il timore è che un prezzo sostenuto da un grande gruppo renda impossibile competere anche riducendo al minimo i propri guadagni.


Il caso Eni accende la politica

La decisione ha inoltre aperto un confronto tra i partiti della maggioranza. La Lega sollecita un intervento significativo da parte dei grandi istituti bancari, mentre Forza Italia difende l’iniziativa e la collega alla propria linea politica.

Il vicepremier Antonio Tajani ha definito la scelta «lodevole» e l’ha presentata come il risultato dell’azione di FI. Secondo la sua ricostruzione, una tassazione delle imprese avrebbe prodotto entrate, ma anche il rischio di allarmare i mercati.

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