Wankel, la sfida di Mazda riapre un sogno anche per le moto
Il rotativo potrebbe tornare a trasmettere potenza alle ruote grazie a un progetto ibrido, mentre il mondo delle due ruote osserva con interesse.
Il motore Wankel potrebbe avere davanti a sé una seconda vita. Mazda sta infatti studiando una soluzione in cui il rotativo non venga confinato al ruolo di semplice generatore elettrico, ma torni a contribuire direttamente alla spinta dell’auto. Un’eventuale rinascita del progetto riaccende anche una domanda tra gli appassionati: il suo ritorno potrebbe ispirare nuovi esperimenti sulle motociclette?
Mazda vuole farlo tornare protagonista
L’esperienza della MX-30 R-EV aveva affidato al motore rotativo il compito di ricaricare la batteria, senza collegarlo direttamente alle ruote. Secondo Moritz Oswald, responsabile della pianificazione dei prodotti di Mazda Motor Europe, questa scelta ha escluso proprio gli aspetti più affascinanti del Wankel: la capacità di salire di giri e il carattere sonoro del propulsore.
La casa giapponese starebbe quindi valutando un sistema ibrido diverso. L’auto partirebbe utilizzando la trazione elettrica, mentre il motore rotativo entrerebbe in funzione quando avesse raggiunto la temperatura corretta. A quel punto sarebbe collegato alle ruote tramite un cambio automatico tradizionale, senza ricorrere a una trasmissione a variazione continua. Il precedente più vicino è il prototipo Iconic SP del 2023, dotato di un sistema ibrido con due rotori e 370 CV.
Il nodo emissioni non è più ignorato
Un ulteriore indizio arriva dagli Stati Uniti, dove nell’agosto 2026 è stato pubblicato un brevetto Mazda. Il progetto riguarda un sistema di ricircolo dei gas di scarico sviluppato per un motore a due rotori sovralimentato, con l’obiettivo di affrontare il problema che aveva contribuito alla fine della RX-8 nel 2012: le emissioni.
La soluzione prevede due aperture nello statore. Da una passerebbero i gas più caldi diretti al turbocompressore; dall’altra verrebbero recuperati quelli a temperatura inferiore, incanalati attraverso il corpo del motore e poi raffreddati in un apposito radiatore prima di essere reintrodotti nell’aspirazione. In questo modo Mazda punta a ridurre il calore nella camera di combustione senza arricchire eccessivamente la miscela, una pratica utilizzata in passato per contenere le temperature.
Un brevetto, però, non equivale all’avvio della produzione. La stessa Mazda riconosce che il vero ostacolo resta economico: rendere sostenibile una sportiva di nicchia è molto più difficile rispetto allo sviluppo tecnico del motore.
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Le moto ricordano il suo potenziale
Nel settore motociclistico non risultano, oggi, progetti concreti basati sul rotativo. Mazda, inoltre, non ha mai costruito motociclette. Eppure le caratteristiche del Wankel continuano a renderlo interessante per le due ruote: dimensioni contenute, massa ridotta e baricentro basso possono offrire vantaggi ancora più evidenti su una moto.
La storia del motore rotativo sulle due ruote è stata breve, ma ricca di episodi notevoli. La Suzuki RE5 del 1974, con un solo rotore da 497 cm³ e raffreddamento a liquido, si rivelò un insuccesso commerciale e uscì di scena dopo circa due anni. Hercules W-2000 e Van Veen OCR 1000, quest’ultima con due rotori, 100 CV e una produzione limitata a poche decine di unità, sono diventate rarità da collezione.
Dalla pista arrivano i numeri migliori
Il capitolo più prestigioso fu scritto da Norton. Il suo bicilindrico rotativo da 588 cm³, sviluppato da Brian Crighton, vinse il Senior TT del 1992 con Steve Hislop e il campionato britannico Superbike del 1994 con Ian Simpson, prima di essere escluso dai regolamenti.
Crighton ha poi riaperto il progetto nel 2021 con la CR700W. La moto utilizza due rotori per una cilindrata di 690 cm³ e dichiara 220 CV a 10.500 giri, con un peso a secco di 129,5 kg. Ne sono stati previsti appena 25 esemplari destinati esclusivamente all’uso in pista. Il propulsore pesa 24 kg e ha soltanto tre componenti principali in movimento: una sintesi efficace dei motivi per cui il Wankel continua a esercitare fascino.
Se Mazda riuscisse davvero a riportare sul mercato un’erede della RX-7, l’interesse per questa architettura potrebbe tornare anche nei reparti tecnici motociclistici giapponesi. Per ora non esistono annunci in tal senso, ma l’idea di un rotativo più pulito, aiutato da sovralimentazione, ricircolo dei gas e supporto elettrico nelle fasi iniziali, colma almeno una parte delle lacune che ne avevano frenato l’evoluzione.
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