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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Ultraviolette, la moto elettrica indiana punta al mondo

La casa di Bengaluru ha raccolto 85 milioni di dollari e prepara nuovi modelli per India ed Europa

Ultraviolette Automotive vuole portare le proprie motociclette elettriche oltre i confini indiani. L’azienda di Bengaluru ha raccolto 85 milioni di dollari nel settembre 2026 e sta lavorando all’aumento della produzione, alla crescita commerciale e ai prossimi modelli.

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La crescita oltre l’India

Il finanziamento dovrà sostenere l’espansione industriale e l’ingresso in nuovi mercati, compresi diversi Paesi europei dove Ultraviolette ha già iniziato a proporre le sue moto. Per la società, il passaggio più delicato non riguarda soltanto la progettazione: occorre costruire volumi adeguati, mantenere sotto controllo i prezzi e sviluppare una rete capace di offrire vendita e assistenza.

La casa indiana è nata nel 2016 per iniziativa di Narayan Subramaniam e Niraj Rajmohan. I due fondatori hanno scelto di concentrarsi su motociclette elettriche sportive, puntando su soluzioni tecniche, stile e piacere di guida invece di seguire esclusivamente la strada degli scooter urbani, oggi predominanti nel Paese.

Il marchio utilizza una denominazione ispirata all’industria aeronautica per i propri spazi commerciali e infrastrutturali. Il negozio principale di Bengaluru è l’Hangar, le concessionarie sono chiamate Space Station e le colonnine di ricarica portano il nome Super Nova.


La F77 al centro del progetto

Il primo prodotto a rappresentare questa impostazione è la F77, una motocicletta sportiva elettrica sviluppata attraverso un lungo lavoro su propulsore, batterie, elettronica e gestione dell’energia. L’obiettivo era proporre una moto in grado di competere non soltanto per efficienza, ma anche per prestazioni e contenuti tecnologici.

Subramaniam e Rajmohan hanno illustrato la propria visione in un’intervista realizzata durante la visita a Bengaluru. La loro scelta si colloca in controtendenza rispetto alla parte più consistente della mobilità elettrica indiana, costruita soprattutto intorno a veicoli destinati agli spostamenti cittadini.

La visita si è svolta a metà ottobre, alla vigilia di EICMA, nella città che negli ultimi anni è diventata uno dei principali centri indiani per tecnologia, ricerca e nuove imprese. Bengaluru ha attirato aziende e competenze specializzate, anche se l’espansione edilizia ha ridotto gli spazi verdi disponibili.

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L’industria elettrica indiana

Per comprendere la strategia di Ultraviolette bisogna osservare il mercato locale. L’India è tra i maggiori bacini mondiali per le due ruote e ospita produttori come TVS, Bajaj, Hero MotoCorp e Royal Enfield. Nella stessa area di Bengaluru opera anche Ather Mobility, mentre Hosur e Chennai sono altri poli produttivi di rilievo.

La diffusione degli scooter elettrici è stata favorita dalla praticità, dai costi di utilizzo contenuti e dalla possibilità di ricaricare il mezzo a casa. In molti edifici residenziali, infatti, i parcheggi possono essere predisposti con punti di ricarica privati, rendendo il problema dell’infrastruttura meno pesante rispetto a quanto accade in altri mercati.

Le motociclette elettriche più potenti rimangono invece una nicchia. Ultraviolette prova a conquistarla con un prodotto orientato all’ingegneria e alle prestazioni, in un settore nel quale i costruttori tradizionali stanno aumentando gli investimenti sull’elettrificazione.


I dati sulle vendite

Nell’anno fiscale 2025-2026, terminato il 31 marzo, in India sono stati venduti circa 1,4 milioni di veicoli elettrici a due ruote. Il dato ha segnato un aumento significativo rispetto al periodo precedente.

La crescita è proseguita nel 2026: nei primi otto mesi dell’anno le immatricolazioni hanno superato 1,36 milioni di unità. L’espansione del mercato offre nuove opportunità, ma aumenta anche la pressione competitiva sulle aziende che puntano a distinguersi per tecnologia, affidabilità, autonomia e qualità costruttiva.

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