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Toyota rallenta ancora: in Cina le vendite crollano del 22,8%

Ad agosto il gruppo ha registrato una nuova contrazione su scala mondiale, tra domanda debole in Cina e problemi produttivi causati dal maltempo in Giappone.

La crisi del mercato cinese si riflette sui risultati globali di Toyota, che ad agosto ha visto diminuire sia le consegne sia il numero di veicoli prodotti. Per il costruttore giapponese si tratta del secondo mese consecutivo con indicatori in calo: le vendite mondiali sono scese del 6,4%, fermandosi a 790.740 unità.


La Cina trascina giù le consegne

Il dato più pesante arriva dalla Cina, dove Toyota ha commercializzato 118.450 veicoli, con una riduzione del 22,8%. A incidere è soprattutto la persistente debolezza della domanda per i modelli a benzina e per quelli ibridi, in un mercato che continua a mostrare difficoltà.

Anche il quadro internazionale resta negativo. Le vendite fuori dal Giappone sono diminuite dell’8,4%, fino a 685.680 automobili, prolungando a sette mesi consecutivi la serie di arretramenti. Sul rallentamento della domanda hanno pesato inoltre l’aumento del costo della benzina e le tensioni in Medio Oriente.


Produzione frenata da terremoto e tifoni

Ad agosto la produzione mondiale di Toyota ha raggiunto 700.860 veicoli, il 5,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il gruppo ha collegato una parte della contrazione alla presenza di meno giornate lavorative in alcuni Paesi, con un impatto diretto sui volumi realizzati.

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La fabbricazione interna al Giappone ha segnato il primo arretramento dopo quattro mesi di crescita, scendendo dell’1,7% a 204.490 unità. Tra le cause indicate dall’azienda figurano le interruzioni nelle linee di assemblaggio provocate dal terremoto di magnitudo 7,1 che a luglio ha colpito la prefettura di Kumamoto, nel sud-ovest del Paese, oltre ai disagi legati ai recenti tifoni.

I numeri di agosto mostrano quindi una doppia pressione sul gruppo: da una parte il calo delle richieste, particolarmente evidente in Cina; dall’altra le difficoltà operative che hanno limitato la produzione in Giappone. Vendite e fabbriche hanno così chiuso il secondo mese consecutivo con una variazione negativa.

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