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Motori 2 min di lettura8 ore fa

Tesla FSD, l’Europa frena: il voto slitta e la velocità torna decisiva

Il rinvio della riunione di ottobre allontana il debutto comunitario del sistema Tesla, mentre nuovi dubbi sulla gestione dei limiti urbani complicano l’iter

Il debutto del Full Self-Driving di Tesla sulle strade dell’Unione Europea si allontana ancora. La riunione del 6 ottobre non porterà al voto sull’omologazione: per il momento, Bruxelles prevede soltanto un aggiornamento tecnico sulla pratica, mentre la prossima possibile occasione sarà a dicembre.


La velocità riapre il caso Tesla

A pesare sul dossier sono soprattutto le perplessità legate al comportamento del software nei centri abitati. La Svezia ha chiesto che il sistema impedisca materialmente all’auto di oltrepassare i limiti prima di concedere il proprio sostegno; anche Francia, Spagna, Germania e Italia hanno mostrato cautela. Spagna, Germania e Italia, in particolare, non hanno adottato l’autorizzazione arrivata dai Paesi Bassi.

Un test indipendente realizzato a Bruxelles da un’organizzazione impegnata nella tutela di pedoni e ciclisti ha alimentato ulteriormente il confronto. Nelle prove effettuate in modalità FSD, una Tesla avrebbe superato il limite di 30 km/h nel 55% dei percorsi, raggiungendo una velocità media di 44 km/h. Si tratta di una verifica non ufficiale, estranea alle valutazioni tecniche della Commissione Europea, ma il risultato ha rafforzato le riserve dei regolatori.


Ottobre senza voto, dicembre resta aperto

Nel programma provvisorio del Technical Committee on Motor Vehicles, l’organismo che riunisce Commissione Europea e rappresentanti dei ventisette Stati membri, non compare alcuna decisione sul software. Per il 6 ottobre è indicato un intervento informativo di circa 25 minuti, dedicato all’avanzamento dell’istruttoria avviata dai Paesi Bassi.

A meno di una convocazione straordinaria o di un cambio dell’ultimo momento, la discussione decisiva potrebbe quindi essere rinviata alla sessione di fine anno. Il mancato voto non equivale a una bocciatura, ma prolunga il percorso amministrativo e rende molto più difficile rispettare i tempi rapidi immaginati da Tesla per il lancio europeo.

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Sette Paesi non bastano

L’attuale iter comunitario nasce dall’autorizzazione concessa dai Paesi Bassi sulla base dell’articolo 39 del regolamento UE 2018/858. Questa disposizione consente di approvare in via eccezionale tecnologie che non rientrano ancora pienamente nelle norme esistenti.

Dopo il via libera olandese si sono aggiunti Danimarca, Belgio, Estonia, Lituania, Slovenia e Repubblica Ceca. Il gruppo comprende dunque sette Stati, ma la loro popolazione rappresenta soltanto il 12% circa di quella dell’Unione: un dato insufficiente per trasformare le autorizzazioni nazionali in un riconoscimento valido in tutta Europa.


La soglia europea è ancora lontana

Per ottenere l’estensione comunitaria serve una maggioranza qualificata. Sono necessari almeno 15 Paesi favorevoli su 27 e, contemporaneamente, il sostegno di Stati che rappresentino almeno il 65% dei cittadini dell’UE.

Il traguardo appare ancora distante, anche perché il tema della velocità resta al centro delle obiezioni. A dicembre i governi dovranno stabilire se seguire la strada aperta dai Paesi Bassi oppure mantenere una posizione più prudente nei confronti della guida autonoma supervisionata di Tesla.

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