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Motori 4 min di lettura2 giorni fa

Ferrari, il bivio Vasseur: fiducia o svolta con Horner

Il rendimento della SF-26 riapre il dibattito sul futuro del responsabile Ferrari, tra chi chiede un cambio immediato e chi teme di azzerare ancora una volta il progetto.

Il 2026 avrebbe dovuto rappresentare il momento della verità per Fred Vasseur: dopo tre anni di lavoro, il responsabile della Ferrari aveva avuto il compito di preparare la squadra al nuovo regolamento. Invece, la SF-26 non ha rispettato le attese e il suo nome è tornato al centro delle discussioni, nonostante un accordo valido almeno fino alla fine del 2027.

A rendere ancora più delicata la situazione è stata la disponibilità mostrata da Christian Horner, che si è proposto per il ruolo più conteso della Formula 1. La dirigenza composta da John Elkann e Benedetto Vigna deve ora scegliere se proseguire con Vasseur, concedendogli tempo e sostegno più convinto, oppure aprire subito una nuova fase.


Il 2026 doveva essere il giudizio finale

Secondo Stefano Ollanu, i numeri non lasciano spazio a molte attenuanti: in 85 Gran Premi Vasseur ha raccolto 8 vittorie, 12 pole position e 47 podi, senza conquistare titoli mondiali. Il rendimento, a suo avviso, è troppo distante dagli obiettivi storici della Ferrari, soprattutto considerando che il 2026 era stato indicato come il primo vero banco di prova del progetto costruito dal dirigente francese.

Ollanu contesta anche la direzione tecnica scelta per la vettura. Vasseur aveva spiegato di aver privilegiato telaio e guidabilità rispetto alla motorizzazione, ma il risultato è stato un propulsore ADUO-2 non abbastanza competitivo per consentire alla Ferrari di lottare al vertice. A questo si aggiungono, secondo il giornalista, problemi nella comunicazione, nella gestione dei piloti e nell’esecuzione delle strategie.

Per questa ragione, Ollanu ritiene necessario voltare pagina, separando le responsabilità politiche da quelle operative: alla Ferrari servirebbe un amministratore delegato con maggiore peso istituzionale e un responsabile concentrato esclusivamente sulla squadra.


Cambiare ora può costare anni

Salvo Sardina invita però alla prudenza. La Formula 1, osserva, non segue le logiche del calcio: la sostituzione del responsabile al muretto non produce automaticamente risultati immediati. Le decisioni prese negli anni precedenti da Vasseur sono arrivate in pista proprio nel 2026 e interrompere il percorso adesso potrebbe significare affrontare altri due, tre o quattro anni di attesa prima di vedere una Ferrari davvero riconoscibile.

Il problema, per Sardina, è capire se Vasseur abbia mai ricevuto una fiducia piena da Elkann e Vigna. Il dirigente sarebbe rimasto in una posizione fragile, scelto nel 2022 e confermato nel 2025 anche per l’assenza di alternative concrete. Tuttavia, oggi un’alternativa esisterebbe: Christian Horner. Lasciarselo sfuggire sarebbe un errore, secondo Sardina, ma soltanto a condizione di affidargli pieni poteri e di consentirgli una riorganizzazione profonda.

Anche Matteo Senatore sottolinea che il responsabile di una squadra di Formula 1 non è un semplice allenatore. Il cambio di guida, dunque, non basta da solo a correggere una stagione negativa. Allo stesso tempo, gara dopo gara Vasseur starebbe mostrando difficoltà nei rapporti con i due piloti, nella comunicazione pubblica e nella gestione complessiva del gruppo.

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Personalità e risultati alimentano i dubbi

Alessandro Prada concentra l’attenzione soprattutto sul carattere richiesto dal ruolo. Vasseur appare spesso sorridente e incline a cercare gli aspetti positivi anche nei momenti complicati; secondo Prada, però, alla guida della Ferrari servirebbe una figura più severa, capace di imporsi nelle situazioni difficili anche a costo di risultare meno popolare.

Il riferimento è Jean Todt, protagonista della rinascita della Ferrari in una fase particolarmente dura, e lo stesso Horner, più volte capace di condurre Red Bull al titolo attraverso decisioni ferme e rigorose. Per Prada, il confronto suggerisce che le qualità tecniche non siano sufficienti: la leadership deve comprendere anche la capacità di esercitare autorità.

Gianluca Calvaresi ritiene invece che il 2026 abbia già fornito la risposta attesa da chi difendeva la permanenza di Vasseur. Le giustificazioni utilizzate per arrivare al rinnovo — giudicarlo con il nuovo regolamento e attendere la sua prima Ferrari pienamente costruita — non avrebbero trovato conferma nei risultati.

Il bilancio, secondo Calvaresi, è negativo non soltanto sul piano sportivo, ma anche nella gestione dei piloti e nei rapporti con i mezzi d’informazione. La Ferrari non conquista il titolo piloti dal 2007 e quello costruttori dal 2008; per questo, due vittorie stagionali, o persino quattro a fine campionato, non basterebbero a cambiare la valutazione complessiva.


La fiducia dei vertici resta decisiva

Tra le attenuanti citate dai sostenitori di Vasseur c’è anche il presunto scarso appoggio della presidenza. Calvaresi respinge però l’idea che un responsabile debba attendere interventi eccezionali dall’alto per riuscire a svolgere il proprio lavoro. A sostegno della tesi opposta richiama la McLaren di Andrea Stella e Zak Brown, passata dalla metà dello schieramento alla conquista del titolo in due stagioni.

Il nodo, quindi, non riguarda soltanto la scelta del prossimo nome. Se la Ferrari decidesse di puntare su Horner, dovrebbe accompagnare la decisione con un mandato ampio e con un sostegno esplicito della dirigenza. Se invece confermasse Vasseur, il dirigente avrebbe bisogno di una fiducia meno ambigua e di condizioni più solide per completare il progetto.

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