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Motori 3 min di lettura28 min fa

Stoner, la rivincita del 2011: due titoli contro l’ombra Ducati

A 41 anni l’australiano ricorda il trionfo ottenuto con Honda a Phillip Island e respinge l’idea che il successo del 2007 fosse merito soltanto della Desmosedici.

Il ritorno del Mondiale a Phillip Island riporta Casey Stoner al centro dei ricordi, proprio mentre si avvicina l’ultimo appuntamento sul circuito australiano prima del trasferimento ad Adelaide previsto dal 2027. L’ex pilota non ha nascosto la propria contrarietà: considera discutibile rinunciare alla pista e guarda con perplessità alla sicurezza di un tracciato cittadino.

La coincidenza rende ancora più significativo il ricordo del 2011. Stoner, che il 20 ottobre 2026 compie 41 anni, conquistò allora il titolo nella gara di casa, al termine di una domenica rimasta tra le più particolari della sua carriera.

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Phillip Island saluta il suo protagonista

Sull’isola australiana Stoner ha costruito una parte importante della propria storia sportiva. Il Gran Premio in programma questa settimana assume quindi un valore speciale, anche per la prospettiva di non rivedere più la classe regina correre lì dal 2027.

L’australiano ha criticato apertamente il cambio di sede e ha messo in dubbio l’opportunità di affidare la gara a un percorso cittadino. La nostalgia, dunque, riguarda sia lui sia gli appassionati che associano Phillip Island a molte delle sue imprese più celebri.


Il titolo che chiuse ogni discussione

Il campionato del 2011 arrivò dopo il successo ottenuto con Ducati nel 2007. La Desmosedici disponeva di una potenza impressionante sui rettilinei e, secondo Stoner, quella caratteristica spinse molti osservatori a ridimensionare il suo merito, attribuendo alla moto il principale ruolo nelle vittorie.

La risposta maturò con Honda, una squadra che non conquistava il titolo della classe regina dal 2006, quando a imporsi era stato Nicky Hayden. Stoner riuscì a ripetere il risultato già centrato con Ducati: due campionati vinti su moto diverse, un elemento che rendeva più difficile sostenere che il successo dipendesse soltanto dal mezzo. «In Honda ho dimostrato che Ducati vinceva grazie a me», è il senso della sua rivendicazione.

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Una domenica oltre ogni copione

Il 16 ottobre 2011 tutto si concentrò nella stessa giornata: il Gran Premio di casa, il 26° compleanno di Stoner e la quinta vittoria consecutiva a Phillip Island. Il sesto successo sul tracciato sarebbe arrivato nel 2012, ma quella domenica aveva già un peso irripetibile.

La mattinata, tuttavia, era iniziata con una svolta inattesa. Jorge Lorenzo, unico pilota ancora in grado di contendergli il campionato, cadde nelle prove del mattino, si ferì a un dito e fu costretto a rinunciare alla gara. A Stoner sarebbe bastato chiudere tra i primi quattro per assicurarsi il titolo, modificando così il suo approccio alla corsa.


Pioggia, rischio e festa Honda

Partito dalla prima posizione, l’australiano prese rapidamente il comando sull’asciutto. Quando la pioggia arrivò a circa tre quarti della distanza, diversi concorrenti finirono a terra e anche Stoner dovette gestire il rischio di una caduta, combattuto tra la necessità di conservare il margine e la spinta del pubblico, che chiedeva un’altra vittoria.

Alla fine tagliò il traguardo con 2,2 secondi di vantaggio su Marco Simoncelli, seguito da Andrea Dovizioso e Dani Pedrosa. Le prime quattro posizioni furono occupate da altrettante Honda e il campionato si chiuse con due gare ancora da disputare. Simoncelli, inoltre, correva proprio in quell’occasione il suo ultimo Gran Premio.

Stoner ha sempre rifiutato di trasformare quel risultato in una celebrazione individuale. Nel raccontare quella giornata ha insistito sul valore del gruppo: «Si vince e si perde come squadra». Più che una vendetta personale verso chi lo aveva criticato dopo il 2007, per lui fu quindi la gioia condivisa di un progetto riuscito.

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