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Motori 3 min di lettura23 ore fa

SBK, il vincolo di Ducati: vincano davvero i migliori

Domenicali e Dall’Igna celebrano il titolo di Bulega e chiedono regole capaci di proteggere equilibrio, sviluppo tecnico e competitività nel futuro della Superbike.

Il trionfo di Nicolò Bulega ha riportato Ducati sul tetto della Superbike dopo due stagioni difficili, ma a Borgo Panigale lo sguardo è già rivolto alle prossime sfide. Claudio Domenicali e Luigi Dall’Igna hanno parlato del successo italiano, dell’evoluzione della Panigale V4S e delle condizioni che, secondo loro, dovranno accompagnare la permanenza del marchio nel campionato.


Bulega, velocità e solidità mentale

Per Ducati il titolo conquistato da Bulega ha un valore che va oltre il risultato sportivo. Domenicali ha ricordato il legame storico dell’azienda con la Superbike e le numerose vittorie ottenute negli anni Novanta, sottolineando come il successo attuale confermi la capacità di trasformare le moto stradali in efficaci mezzi da gara.

Dall’Igna ha indicato nella rapidità in curva una delle qualità principali del campione italiano. A colpirlo, però, è stata soprattutto la maturità mostrata nei momenti complessi e la fiducia nelle proprie capacità, elementi che lo hanno aiutato a imporsi durante la stagione prima del passaggio in GP.


La Panigale è cresciuta durante l’anno

Il direttore generale di Ducati Corse ha spiegato che la Panigale V4S ha ricevuto numerosi aggiornamenti dall’inizio del campionato. Il lavoro ha coinvolto in modo coordinato il reparto corse, i tecnici e i progettisti delle moto di serie, in un percorso proseguito fino alle ultime gare.

Il ritorno al vertice è arrivato dopo un biennio non semplice. Ducati aveva vissuto due annate molto positive nel 2022 e nel 2023, mentre le due stagioni successive hanno imposto la progettazione di una nuova moto e un intenso programma di sviluppo, culminato con la conquista del mondiale.


Il futuro dipende dalle regole

Domenicali ha definito complesso il compito di bilanciare le prestazioni delle diverse moto e ha confermato il confronto costante con Dorna e FIM. Ducati accetta l’idea di penalizzazioni e restrizioni, ma chiede che non venga cancellata la possibilità per i migliori piloti e per le moto più efficaci di emergere: “Se questo non fosse possibile o diventasse troppo complicato allora non sarebbero più delle corse, non sarebbe più sport”.

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Dall’Igna ha aggiunto che la competizione dovrebbe permettere ai costruttori di sviluppare e migliorare i propri prodotti. A suo giudizio, frenare proprio le moto più competitive non sarebbe la strada corretta, anche se la definizione delle norme non rientra nelle sue responsabilità dirette.


Cilindrata e nuovi costruttori

L’ipotesi di aumentare la cilindrata nel 2030 è ancora oggetto di discussione. Il tema dovrà essere valutato anche in rapporto alla distanza tecnica tra Superbike e MotoGP, evitando che le derivate dalla produzione diventino eccessivamente sofisticate e onerose.

L’arrivo di nuovi marchi, comprese aziende cinesi e un possibile ritorno di Aprilia, viene considerato un segnale dell’interesse crescente verso la categoria. Per Ducati, tuttavia, la prosecuzione dell’impegno ufficiale sarà legata alla possibilità di continuare a utilizzare la propria tecnologia, sviluppare moto competitive e puntare alla vittoria: “Dobbiamo stare attenti che per noi non diventi impossibile vincere a causa dei nuovi regolamenti”.

Domenicali ha quindi indicato nel sistema di equilibrio delle prestazioni uno degli elementi decisivi per il futuro. L’obiettivo è mantenere una griglia più combattuta senza trasformare i correttivi regolamentari in un ostacolo permanente per chi investe e lavora sul prodotto.

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