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Motori 2 min di lettura30 min fa

Romano Hummel, morto a 27 anni: il buio dietro il ritiro

Il pilota olandese aveva conquistato titoli mondiali ed europei prima di annunciare l’addio alle corse per ragioni personali.

La notizia della morte di Romano Hummel ha sconvolto il motociclismo internazionale. Il pilota olandese, appena 27enne, si è tolto la vita il 21 ottobre 2026, lasciando sgomenti la famiglia, gli amici e gli appassionati delle gare su pista ovale.

Solo pochi mesi fa aveva scelto di interrompere definitivamente la propria carriera. In precedenza, però, era riuscito a tornare ai massimi livelli dopo un grave incidente e aveva aggiunto altri successi a un palmarès già prestigioso.

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Le parole prima dell’addio alle corse

Alla fine di agosto Hummel aveva comunicato la decisione di fermarsi al termine della stagione. In un’intervista aveva ricondotto la scelta a motivi personali, senza fornire ulteriori dettagli sulle difficoltà che stava affrontando nella vita privata.

In quell’occasione aveva detto: «Ora è il momento di rimettere in sesto la mia vita. Ho troppe cose per la testa, specialmente a causa dei miei figli. La mia carriera sta giungendo al termine; ho vissuto tempi gloriosi». Quelle parole, rilette dopo la tragedia, restituiscono il quadro di un periodo segnato da una forte sofferenza interiore.


Una carriera piena di titoli

Il pilota dei Paesi Bassi aveva raggiunto il titolo iridato nella Long Track nel 2021. Due anni più tardi era arrivato anche il successo nel campionato mondiale a squadre, mentre il campionato europeo di Grass Track lo aveva visto imporsi nel 2022 e nel 2023.

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Il ritorno alle competizioni dopo l’incidente di Vechta, avvenuto alla fine di settembre 2024, aveva confermato il suo valore. Dopo i problemi di salute e la temporanea pausa, Hummel aveva vinto il terzo titolo europeo di Grass Track sulla pista di Aduard e, con la nazionale olandese, aveva conquistato a Roden il secondo oro mondiale a squadre.


Il talento che lo rendeva unico

Hummel non era apprezzato soltanto per i risultati. Il suo modo di guidare lo distingueva dagli altri concorrenti: in curva non ricorreva al tradizionale appoggio della gamba sinistra per mantenere l’equilibrio, preferendo tenerla arretrata e controllare la moto con una precisione particolare.

Anche il suo aspetto in pista era facilmente riconoscibile. Le frange applicate agli avambracci, portate fin dai primi anni di carriera, erano diventate un tratto distintivo di un pilota capace di imporsi sugli ovali e di conquistare un posto importante nella storia recente del motociclismo olandese.

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