Phillip Island perde il GP: dal 2027 Adelaide cambia tutto
Dopo quasi un secolo di corse, il circuito australiano saluta il Gran Premio: una storia di rinascite, campioni e sfide memorabili sull’oceano.
4.448 metri, 12 curve e un rapporto diretto con il vento e l’oceano: Phillip Island ha costruito la propria fama anche sulle caratteristiche del tracciato. La pista australiana non è diventata un simbolo soltanto per i risultati ottenuti, ma per il modo in cui mette alla prova i piloti.
A renderla speciale sono la velocità, le traiettorie esposte alle condizioni atmosferiche e il paesaggio che accompagna ogni giro. Dopo quasi un secolo di storia, però, il circuito si prepara a perdere il Gran Premio d’Australia, destinato ad Adelaide dal 2027.
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Stoner resta il volto dell’isola
Tra i campioni più legati a Phillip Island c’è Casey Stoner. L’australiano riuscì a imporsi per sei edizioni consecutive, dal 2007 al 2012, alternando Ducati e Honda e sfruttando con grande efficacia le curve rapide del circuito.
Il suo dominio non ha cancellato le altre giornate rimaste nella memoria degli appassionati. Nel 2015 il pubblico assistette alla battaglia tra Márquez, Lorenzo, Rossi e Iannone; nel 2022 Álex Rins conquistò la vittoria, mentre nel 2023 Johann Zarco centrò proprio lì il primo successo della carriera in MotoGP.
I campioni che hanno fatto epoca
Prima della lunga striscia firmata Stoner, Phillip Island era già stata teatro di imprese decisive. Mick Doohan vinse nel 1998 e, nello stesso giorno, festeggiò il quinto titolo mondiale consecutivo.
Valentino Rossi trasformò invece l’isola in uno dei suoi luoghi simbolo. Nel 2001 conquistò il titolo della 500 precedendo Max Biaggi per 13 millesimi, poi firmò cinque successi di fila tra il 2001 e il 2005. Nel 2004 celebrò inoltre il suo primo campionato mondiale con Yamaha proprio su questo tracciato.
Il ritorno al vertice
Dopo l’edizione del 1990, vinta ancora da Wayne Gardner davanti a Mick Doohan, il Gran Premio d’Australia fu spostato a Eastern Creek, nei pressi di Sydney. L’assenza da Phillip Island durò fino al 1997, quando la classe 500 tornò sull’isola.
Da quel momento il rapporto con il Motomondiale divenne stabile. Le uniche eccezioni furono il 2020 e il 2021, quando la pandemia impedì lo svolgimento delle gare.
Una rinascita pagata a caro prezzo
Il rilancio internazionale prese forma negli anni Ottanta, mentre in Australia cresceva l’entusiasmo per le competizioni iridate. Fergus Cameron e Bob Barnard riuscirono a reperire le risorse necessarie e, nel febbraio 1988, la Federazione internazionale di motociclismo assegnò a Phillip Island il Gran Premio d’Australia del 1989.
Il circuito fu sottoposto a un intervento profondo: il manto venne rifatto e gli impianti adeguati alle norme internazionali, senza eliminare il carattere originale della pista. Il 9 aprile 1989 circa 92.000 spettatori videro il debutto dell’isola nel calendario mondiale.
La gara della 500 offrì un finale combattuto tra Wayne Gardner, Wayne Rainey, Christian Sarron e Kevin Magee. A prevalere fu il pilota di casa, davanti a Rainey con un margine di appena 35 centesimi.
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Dalle pecore al rombo dei motori
Il circuito aveva già conosciuto una prima rinascita nel 1964, quando Len Lukey ne rilevò la proprietà. Ex pilota e imprenditore, Lukey trovò un’intesa con i creditori e riaffidò l’impianto al Phillip Island Auto Racing Club per una sterlina all’anno, chiedendo in cambio almeno quattro eventi annuali per dieci anni.
Il recupero comprese nuovo asfalto, interventi sul drenaggio e la sistemazione delle strutture. Una tempesta, però, danneggiò il fondo appena rifatto e impose ulteriori lavori. La riapertura arrivò il 22 ottobre 1967 davanti a circa 15.000 persone.
Anche quella fase positiva si esaurì rapidamente. Durante gli anni Settanta la pista tornò a deteriorarsi e nel 1978 ospitò le ultime gare motociclistiche di quel periodo. In seguito l’impianto rimase inutilizzato, con le erbacce tra le crepe e le aree un tempo occupate dagli spettatori nuovamente trasformate in pascoli.
L’origine sulle strade dell’isola
La storia delle corse era iniziata molto prima, negli anni Venti, quando Phillip Island era una comunità agricola separata dalla terraferma e collegata soltanto dai traghetti. Il ponte sarebbe stato costruito nel 1940. Cowes attirava visitatori per le spiagge, la quiete e le attività legate al turismo, già allora importante per l’economia locale.
Nel 1924 lo Stato di Victoria aveva vietato le competizioni motoristiche sulle strade pubbliche. Gli abitanti dell’isola videro così nelle gare un’occasione per richiamare piloti, spettatori e vacanzieri, sostenendo alberghi, negozi e attività del territorio.
Tra il 1927 e il 1928 nacque la Shire of Phillip Island, amministrazione autonoma rispetto alla terraferma. Il nuovo consiglio appoggiò l’organizzazione delle prime competizioni, disputate nel 1928 su strade sterrate lunghe anche una ventina di chilometri, tra fango, sabbia e standard di sicurezza lontanissimi da quelli attuali.
I frequenti rinvii provocati dalla pioggia mostrarono presto i limiti di quei percorsi. All’inizio degli anni Cinquanta venne fondato il Phillip Island Auto Racing Club, che acquistò nel 1952 un’area di circa 120 ettari per costruire un autodromo stabile.
Il progetto dovette fare i conti con risorse ridotte, terreno difficile da drenare e precipitazioni continue. Il circuito fu inaugurato il 15 dicembre 1956 sotto un acquazzone intenso; tra i partecipanti figurava Keith Campbell, che durante le prove cadde e si infortunò a una spalla.
La struttura resistette soltanto pochi anni. Buche, fratture e riparazioni provvisorie peggiorarono il manto fino a rendere inevitabile la chiusura nel 1962. Le gare previste nei primi mesi del 1963 furono trasferite altrove e, senza denaro per intervenire, Phillip Island entrò in un nuovo periodo di abbandono.
Il passaggio ad Adelaide dal 2027 chiude così un ciclo iniziato proprio con le corse su strade locali. Il Gran Premio d’Australia lascerà una pista che ha ospitato Gardner, Doohan, Rossi e Stoner e che, più volte nella sua storia, è riuscita a tornare in vita dopo essere stata considerata perduta.
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