Phillip Island fuori dalla MotoGP: Stoner vuole riportarla in calendario
Il campione australiano critica l’addio del tracciato e avverte: con elettronica e circuiti moderni si rischia di perdere la sua vera essenza
Casey Stoner non accetta l’idea che Phillip Island possa uscire dal calendario della MotoGP. Il circuito australiano ospiterà l’ultimo appuntamento il 24 e 25 ottobre, ma il due volte campione del mondo è convinto che una pista tanto particolare meriti di restare nel campionato. La sua posizione è netta: lavorerà per favorirne il ritorno, soprattutto perché l’alternativa del circuito cittadino non lo convince.
Stoner contro l’addio a Phillip Island
Intervistato da Chris Vermeulen nella serie web «Echoes of the Island», Stoner ha definito la decisione una grande delusione. A suo giudizio, negli anni il tracciato ha continuato a regalare gare spettacolari, pur avendo bisogno di alcuni interventi. «Non avrei mai pensato che Phillip Island venisse tolta dal calendario», ha spiegato, contestando anche l’idea di sostituirla con un percorso cittadino.
Il tema principale, per l’ex pilota australiano, è la sicurezza. Su una moto non esiste una cellula protettiva e una ruota bloccata, un guasto tecnico, una perdita d’olio o l’asfalto bagnato possono trasformare una caduta in un incidente molto grave. Per questo Stoner ritiene che lo spettacolo non possa essere separato dalla tutela dei piloti e ha annunciato l’intenzione di impegnarsi per riportare il circuito nel programma del campionato.
La pista ha inoltre un valore speciale per il pubblico australiano. Molti tifosi affrontano trasferimenti di oltre venti ore, arrivando anche dal Queensland, pur di assistere alle gare. Secondo Stoner, Phillip Island non è soltanto un luogo dove correre: il vento, il clima mutevole, i dossi, le curve cieche e il paesaggio rendono l’intera esperienza diversa da quella offerta dagli altri circuiti.
Una sfida che imponeva prudenza
Il legame tra Stoner e Phillip Island è rafforzato dalle sei vittorie consecutive ottenute dal 2007 al 2012. Eppure l’australiano ha chiarito di non essersi mai sentito completamente a suo agio su quel tracciato. Con la 125 non riusciva a divertirsi, mentre con le moto di cilindrata maggiore imparò a interpretarlo soltanto dopo alcune stagioni.
La difficoltà non riguardava soltanto la velocità. Le curve ampie richiedevano di scaricare a terra una potenza enorme e di conservare gli pneumatici fino alla bandiera a scacchi. Stoner racconta che anche quando i test sembravano perfetti bastava poco per ritrovarsi nella ghiaia ad alta velocità; affrontava quindi ogni gara come un esercizio di equilibrio tra prestazione e rischio.
Tra i punti più apprezzati indicava curva due, considerata una breve pausa all’interno di un giro altrimenti molto impegnativo. Curva tre, invece, imponeva nuovamente grande attenzione, soprattutto nel passaggio verso l’Hay Shed, dove la moto tendeva a muoversi. La sequenza preferita arrivava nella parte conclusiva del giro, quando tutto funzionava alla perfezione tra curva 11 e curva 12.
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Il ricordo della vittoria del 2011
Fra i successi ottenuti in MotoGP, Stoner considera quello del 2011 particolarmente difficile da superare. Era la quinta affermazione consecutiva nel suo Gran Premio di casa e coincideva con il giorno del compleanno. Il meteo contribuì a rendere la giornata ancora più singolare: inizialmente c’erano sole e vento, poi la temperatura scese e arrivò la pioggia. «È stato davvero indimenticabile», ha ricordato.
L’edizione del 2012 rappresentò invece l’ultimo trionfo di Stoner davanti al pubblico di Phillip Island. Al termine della gara, lasciare il circuito richiese circa tre ore a causa dei festeggiamenti dei tifosi. L’australiano ha collegato quell’affetto anche all’accoglienza ricevuta dagli Stoner durante la Settimana mondiale Ducati a Misano, un momento particolarmente emozionante per i suoi figli.
Anche i test sul tracciato occupano un posto importante nei suoi ricordi. In passato le squadre svolgevano due simulazioni complete di gara, un lavoro che lo lasciava fisicamente esausto. L’introduzione della gomma unica ridusse il numero di prove necessarie e rese il programma meno pesante; Stoner ricordava inoltre che le Bridgestone del 2010 offrivano meno efficacia in ingresso curva rispetto alle Michelin, costringendolo a spingere al limite.
L’elettronica cambia l’esperienza
L’ultimo giudizio riguarda la MotoGP contemporanea. Stoner ritiene che l’elettronica abbia già modificato profondamente il modo di affrontare Phillip Island e che oggi il pilota possa percepire solo in parte la difficoltà originaria del tracciato. «I piloti non potranno provare davvero com’è Phillip Island su una moto potente», ha sostenuto.
Secondo l’ex campione, controllo delle derapate, gestione del vento e reazioni della moto erano elementi essenziali per interpretare il circuito. Oggi l’aerodinamica aumenta il carico verso l’asfalto e i sistemi elettronici riducono alcune delle sensazioni più impegnative. Stoner riconosce comunque che, rispetto ai tracciati progettati al computer, Phillip Island conserva caratteristiche capaci di affascinare ancora i piloti, proprio come il Mugello.
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