Stellantis, la ripresa c’è ma Cassino è al collasso: i numeri
Le fabbriche italiane migliorano nei primi nove mesi del 2026, ma il divario dagli obiettivi resta ampio e il futuro di Cassino continua a preoccupare.
La revisione delle regole europee sulle emissioni apre uno spiraglio per l’industria automobilistica, ma non risolve da sola le difficoltà del settore. Dal 2035 le case potranno ridurre del 90% le emissioni di CO₂ allo scarico rispetto ai livelli del 2021, anziché azzerarle completamente. Per Stellantis e per la filiera italiana, tuttavia, il problema resta anche produttivo e occupazionale: servono strumenti europei e risorse nazionali capaci di accompagnare la trasformazione industriale.
L’Europa allenta i vincoli, ma non basta
La modifica normativa consentirà di mantenere sul mercato, oltre il 2035, anche automobili con motore termico, ibride ricaricabili e dotate di sistema ad autonomia estesa. Non ci sarà quindi un’esclusiva per i modelli elettrici o a idrogeno. La quota residua del 10% dovrà essere compensata mediante crediti ottenibili, tra l’altro, con l’impiego di acciaio europeo a basse emissioni o di carburanti sostenibili come combustibili sintetici e biocarburanti avanzati.
Per il comparto si tratta di un passo nella direzione della neutralità tecnologica, ma non ancora della soluzione richiesta. La crisi, secondo l’impostazione riportata nel documento sindacale, richiede un programma industriale europeo più ampio, finanziato anche attraverso debito comune e un nuovo fondo con risorse simili a quelle di Next Generation EU. Anche il Governo italiano dovrebbe mettere in campo stanziamenti adeguati per sostenere il rilancio dell’automobile e tutelare lavoro e investimenti.
Cassino resta il punto più fragile
Il dato più pesante arriva da Cassino: tra gennaio e settembre sono state costruite 8.897 vetture, il 37,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La contrazione rende sempre più critica la condizione dello stabilimento e dell’indotto, tanto da mettere in discussione la sostenibilità dell’intero sistema produttivo locale.
Durante gli incontri sul piano industriale, Stellantis ha confermato la permanenza delle Alfa Romeo Stelvio e Giulia fino al 2027 attraverso una serie speciale. Sempre dal 2027 dovrebbe partire l’assemblaggio della nuova Maserati Grecale. Il gruppo ha inoltre parlato di continuità del sito tramite il rilancio dei marchi Maserati e Alfa Romeo e di contatti avviati con possibili partner.
Torino cresce, ma manca un secondo modello
A Mirafiori il bilancio dei primi nove mesi è di 46.323 veicoli, contro i 18.450 dello stesso periodo dell’anno precedente: l’aumento è del 151,1%. I volumi dipendono interamente dalle due varianti della nuova 500, elettrica e ibrida, con quest’ultima decisiva nel compensare la riduzione della domanda per la versione a batteria.
Nel terzo trimestre, però, il ritmo si è indebolito anche a causa di arresti legati alla carenza di materiali. Per ottobre è stata richiesta cassa integrazione per due settimane e la previsione per l’intero 2026 si ferma intorno alle 60.000 unità, lontana dall’obiettivo di 100.000. Fim-Cisl considera necessario affiancare alla 500 una seconda vettura, così da rendere più solida la base produttiva torinese.
A Modena, invece, i numeri sono passati dalle 75 vetture del 2025 alle 645 del 2026. L’incremento dipende soprattutto dal trasferimento delle attività di montaggio di Maserati GranTurismo e GranCabrio, che rappresentano circa il 90% dell’attività del sito.
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Melfi e Pomigliano sostengono il recupero
Pomigliano d’Arco ha raggiunto 103.500 veicoli: 92.000 Fiat Panda e 11.500 Alfa Romeo Tonale. La fabbricazione del Dodge Hornet per il mercato nordamericano rimane invece sospesa. Il piano prevede la prosecuzione della Pandina fino al 2030, insieme all’arrivo di una nuova versione del modello e a una possibile continuità produttiva anche oltre quella data.
Entro il 2028 dovrebbe inoltre essere introdotta la piattaforma e-Car, destinata a tre nuove vetture compatte, elettriche e a basse emissioni. L’obiettivo è rafforzare non solo il sito campano, ma anche la rete dei fornitori collegata.
Melfi ha totalizzato 47.580 unità, con un progresso del 77,2% su base annua. A trainare il risultato è stata soprattutto Jeep Compass, affiancata dai modelli introdotti nel 2025. Nella seconda parte del 2026 sono attesi l’avvio della DS7 e, successivamente, quello della Lancia Gamma, entrambe con più soluzioni propulsive.
Nonostante la crescita, il confronto con il 2019 resta molto sfavorevole: nei primi nove mesi di quell’anno erano state superate le 201.460 vetture, un livello ancora distante dai risultati attuali.
I numeri complessivi restano lontani dal traguardo
Secondo i dati Fim-Cisl, nei primi nove mesi del 2026 gli stabilimenti italiani di Stellantis hanno prodotto 340.745 veicoli tra automobili e commerciali, con un aumento del 28,3% sul 2025. Limitando il conteggio alle sole autovetture, le unità sono state 206.945, pari a una crescita del 36,7%.
Il comparto dei veicoli commerciali ha invece registrato 133.800 esemplari e una variazione del 17,3% nel dato dello stabilimento di Atessa, principale polo italiano del gruppo per questo segmento. Il sito abruzzese, che pesa per oltre il 39% sul totale nazionale, realizza Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroen Jumper, Opel/Vauxhall Movano e Toyota Proace Max.
Per l’intero anno la stima è di circa 450.000 mezzi, con oltre 250.000 automobili. La cifra rimane dunque molto distante dal milione di veicoli annui indicato dal Governo, anche se segna una prima inversione rispetto alla fase precedente. Fim-Cisl rileva inoltre una riduzione superiore al 30% nell’uso degli ammortizzatori sociali, collegata ai nuovi avvii produttivi e alla diminuzione dell’occupazione.
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