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Motori 3 min di lettura30 min fa

Moto usata, il raggiro può continuare anche dopo la truffa

Il falso spedizioniere può ingannare acquirenti e venditori: ecco i segnali da riconoscere, le verifiche da fare e come muoversi dopo un pagamento sospetto.

La truffa potrebbe non fermarsi al primo pagamento. Dopo aver sottratto il denaro, qualcuno potrebbe ricontattare la vittima promettendo di recuperarlo in cambio di una commissione: anche questa richiesta può nascondere un ulteriore raggiro.

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Il recupero dei soldi non è garantito

Individuare i responsabili attraverso le indagini non significa necessariamente riottenere le somme perdute. Una situazione diversa riguarda invece le operazioni mai autorizzate dal titolare del conto, che possono essere contestate secondo le procedure previste per i pagamenti non riconosciuti.

Se il trasferimento è stato disposto personalmente, seppure sulla base di informazioni false, la banca non è tenuta a restituire automaticamente l’importo. Per questo è importante distinguere tra un bonifico eseguito volontariamente e un movimento effettuato da terzi senza consenso.


Il raggiro nasce da un annuncio

La frode prende spesso forma durante una trattativa avviata su internet. Un prezzo molto più basso rispetto alle aspettative può attirare l’interessato, mentre il venditore costruisce un’immagine rassicurante rispondendo alle domande e inviando fotografie o documenti della moto.

Il problema, nella storia raccontata dal truffatore, è quasi sempre la distanza. Non potendo consegnare personalmente il mezzo, propone l’intervento di una società incaricata del trasporto, talvolta fino all’abitazione dell’acquirente.


Caparra e consegna diventano rischi

A quel punto può essere chiesto di versare una somma iniziale, sostenere il costo del trasporto oppure pagare l’intero prezzo prima di avere visto la moto. Per rendere credibile la richiesta, il falso venditore può preparare ricevute contraffatte, documenti relativi alla spedizione, numeri per seguire il viaggio del pacco o persino una pagina web riconducibile solo in apparenza a un’impresa reale.

Quando il denaro viene incassato, i contatti si interrompono. La moto non viene consegnata perché potrebbe non essere mai esistita oppure potrebbe appartenere a una persona estranea alla trattativa. Insieme al venditore scompare anche il presunto spedizioniere.


Anche chi vende può essere colpito

Il meccanismo può funzionare al contrario. In questo caso è il sedicente acquirente a contattare il proprietario della moto, mostrarsi interessato e dichiarare di aver concluso il pagamento.

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La prova inviata è spesso una ricevuta bancaria falsificata. Il truffatore sostiene di avere già disposto il bonifico e invita il venditore ad anticipare il costo del ritiro affidato a un corriere. La vittima può così perdere la somma versata per un servizio inesistente o, nella situazione più grave, consegnare il veicolo senza avere ricevuto alcun importo.


Le verifiche che possono proteggere

Un’offerta eccessivamente vantaggiosa e la pressione a decidere in fretta sono segnali da non trascurare. Anche il richiamo a presunti altri interessati, usato per creare urgenza, dovrebbe indurre a interrompere la trattativa e controllare con calma l’identità della controparte.

La soluzione più sicura resta incontrarsi e visionare il mezzo di persona. Se non è possibile, una visura al PRA può aiutare a verificare l’intestatario e la presenza di eventuali vincoli; inoltre, il numero inciso sul telaio deve corrispondere a quello riportato sui documenti.

Prima di affidarsi a uno spedizioniere, è necessario cercare autonomamente i recapiti ufficiali dell’azienda e contattarla attraverso canali indipendenti da quelli indicati dal venditore o dall’acquirente. Vanno considerate sospette anche le richieste di ricariche, trasferimenti verso conti poco chiari o pagamenti anticipati necessari, secondo la controparte, per ricevere il denaro.


Cosa fare dopo il pagamento

Chi ritiene di essere stato ingannato deve avvisare subito la propria banca. Se il bonifico non è ancora stato eseguito, potrebbe esserci la possibilità di revocarlo; quando invece l’accredito è già avvenuto, il recupero diventa più complesso, ma la segnalazione tempestiva resta indispensabile.

È importante raccogliere ogni elemento utile: copia dell’annuncio, conversazioni, numeri telefonici, indirizzi di posta elettronica, coordinate bancarie, ricevute e documenti ricevuti. Il materiale va portato quanto prima alla Polizia Postale, alla Polizia di Stato o ai Carabinieri per formalizzare la denuncia.

Se la moto è stata consegnata, nella denuncia devono comparire anche targa, numero di telaio e informazioni sul ritiro. Questi dati possono aiutare a ricostruire la trattativa e a identificare il mezzo.

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