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Motori 2 min di lettura40 min fa

Moto, la stretta sulle autostrade: cosa rischiano piloti e passeggeri

Il nuovo Codice della strada potrebbe imporre protezioni per schiena e mani sulle vie ad alto scorrimento, con multe e responsabilità estese a chi guida.

L’Italia potrebbe avvicinarsi alle regole già adottate in alcuni Paesi europei sul fronte della sicurezza in moto. La proposta riguarda soprattutto i tragitti più veloci e punta a rendere obbligatori alcuni dispositivi oggi utilizzati da molti motociclisti per scelta personale.

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Belgio e Francia dettano la linea

Tra le normative più articolate c’è quella del Belgio, dove dal 2011 chi viaggia su una moto deve utilizzare, oltre al casco, guanti, una giacca a maniche lunghe, pantaloni lunghi o una tuta e calzature capaci di coprire le caviglie. Una disciplina più ampia rispetto a quella in vigore in diversi altri Stati del continente.

Anche la Francia ha introdotto misure specifiche: dal 2016 i guanti omologati CE sono richiesti su qualsiasi strada e per tutti i veicoli a due ruote, compresi i ciclomotori. A bordo deve inoltre essere presente un gilet retroriflettente, da indossare in caso di fermata dovuta a un guasto o a un’emergenza.


Regole diverse lungo l’Europa

In Spagna l’impiego dei guanti è già obbligatorio sulle strade extraurbane e sulle autostrade. La Direzione Generale del Traffico sta inoltre esaminando l’ipotesi di rendere gradualmente necessario l’uso di giacche o gilet con sistema di protezione gonfiabile sulle tratte considerate più pericolose.

La Germania mantiene invece un’impostazione meno vincolante: per conducente e passeggero l’unico indumento imposto dalla legge resta il casco, che deve rispettare gli standard europei. Giacca tecnica, guanti, paraschiena e stivali non sono prescritti, anche se le autorità ne raccomandano l’utilizzo.

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La proposta per le autostrade italiane

Nel progetto di revisione del Codice della strada compare una disposizione destinata a chi percorre autostrade e tangenziali. L’articolo 68 potrebbe imporre sia a chi conduce sia a chi viaggia sul sedile posteriore l’impiego di dispositivi ritenuti adeguati per la schiena e le mani, oltre al casco già previsto.

I requisiti tecnici non sono ancora definiti: dovranno essere fissati da un provvedimento degli uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. L’obiettivo indicato è limitare la gravità dei traumi durante cadute e urti ad alta velocità, proteggendo in particolare la colonna vertebrale e le mani.


Multe e responsabilità per chi guida

La violazione potrebbe costare da 40 a 160 euro. Se a non utilizzare l’equipaggiamento fosse il passeggero, la conseguenza economica ricadrebbe comunque anche sul conducente, chiamato a rispondere del mancato rispetto della prescrizione.

La norma non sarebbe applicabile ai veicoli a tre o quattro ruote dotati di carrozzeria chiusa oppure di una cellula di sicurezza progettata per resistere agli impatti. È prevista inoltre una riduzione fino al 50% della sanzione quando, dopo un incidente, il motociclista coinvolto dimostri di aver indossato correttamente le protezioni richieste.

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