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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Google Cloud si ferma: cosa rischiano auto, rifornimenti e ricariche

Il guasto ai servizi remoti può bloccare alcune funzioni delle vetture connesse e creare ostacoli nei pagamenti digitali, mentre Adusbef chiede indennizzi per i clienti Revolut

Un’interruzione dei servizi Google Cloud in Europa ha riacceso i riflettori sulla dipendenza da piattaforme digitali esterne. Le conseguenze per gli automobilisti, al momento, restano soltanto possibili, ma il guasto potrebbe ripercuotersi sulle vetture connesse, sui pagamenti elettronici e sulle applicazioni utilizzate per gestire auto, rifornimenti, ricariche e parcheggi.

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Le auto connesse restano esposte

Le automobili di ultima generazione affidano numerose funzioni a sistemi remoti collegati alle applicazioni ufficiali dei costruttori. Se una delle infrastrutture coinvolte non è raggiungibile, il proprietario potrebbe non riuscire temporaneamente ad aprire o chiudere le portiere a distanza, avviare la climatizzazione oppure controllare tramite telefono il livello del carburante e la carica della batteria.

Possibili difficoltà riguardano anche i servizi che elaborano la navigazione connessa e gli aggiornamenti sul traffico in tempo reale. Non tutte le vetture sarebbero necessariamente interessate: l’impatto dipenderebbe dai fornitori utilizzati, dall’architettura dei sistemi e dall’eventuale presenza di modalità locali o alternative.


Rifornimenti e soste nel mirino

Un altro punto delicato riguarda le transazioni. In presenza di un’interruzione che coinvolga i circuiti necessari, il pagamento al distributore self-service, l’avvio di una ricarica presso una colonnina pubblica o il saldo della sosta tramite applicazioni esterne potrebbero non andare a buon fine.

La portata del problema cambierebbe da caso a caso. A fare la differenza sarebbero il gestore della stazione o della colonnina, il metodo scelto dall’automobilista e la disponibilità di alternative come una carta fisica, il contante o un diverso circuito di pagamento.

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Dal caso Revolut alla richiesta di rimborsi

Il malfunzionamento ha coinvolto anche servizi finanziari, tra cui Revolut, che ha rassicurato gli utenti: «I fondi e i dati di tutti i nostri clienti sono al sicuro». L’episodio mostra come banche digitali, pagamenti elettronici e applicazioni automobilistiche possano dipendere da una stessa infrastruttura tecnologica, pur svolgendo attività molto diverse.

Adusbef, intanto, chiede un intervento a favore dei clienti italiani che hanno incontrato problemi. Antonio Tanza, presidente dell’associazione, ha parlato di difficoltà per pagamenti, bonifici, prelievi e operazioni online, sollecitando la banca a riconoscere automaticamente un indennizzo agli utenti interessati: «Un disservizio grave che arreca un enorme danno ai cittadini».


Ridondanza per evitare nuovi blocchi

La vicenda riporta al centro il tema della continuità operativa. La disponibilità di infrastrutture duplicate, procedure di emergenza e strumenti indipendenti dal servizio principale può limitare gli effetti di un guasto e consentire di mantenere attive almeno le funzioni essenziali.

Per produttori automobilistici e operatori finanziari, la sfida consiste nel ridurre la dipendenza da un’unica piattaforma centrale. Sistemi distribuiti o configurazioni ibride possono permettere di spostare rapidamente le attività su percorsi alternativi, bilanciando la spinta all’innovazione con una maggiore resistenza alle interruzioni.

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