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Motori 2 min di lettura35 min fa

Clio, il conto della Turchia può salire fino a 2.900 euro

L’esclusione della Turchia dalle nuove strategie industriali europee rischia di trasferire sui listini il costo di una filiera automobilistica già sotto pressione.

Per chi sta valutando una Renault Clio, il prezzo potrebbe aumentare sensibilmente nei prossimi scenari legati alle nuove regole europee. La compatta francese viene infatti costruita interamente in Turchia, Paese che rischia di restare fuori dall’intesa pensata da Parigi e Berlino per sostenere le automobili prodotte nell’area europea.

L’effetto più immediato potrebbe ricadere sugli automobilisti: la maggiore distanza dalle politiche industriali dell’Unione Europea rischia di rendere più costosa una vettura oggi molto diffusa. La questione non riguarda però soltanto Renault, ma un’intera rete produttiva che collega Ankara ai principali costruttori continentali.

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Clio sotto pressione sui listini

La Renault Clio nelle versioni realizzate in Turchia potrebbe raggiungere una fascia di prezzo compresa tra 20.700 e 21.700 euro, con un rincaro stimato tra 800 e 1.800 euro. L’allestimento ibrido Esprit Alpine, attualmente proposto a partire da 31.650 euro, sarebbe invece esposto a un incremento vicino ai 2.900 euro.

Secondo Kemal Yazici, presidente dell’Associazione turca degli esportatori del settore automobilistico, il rialzo dipenderebbe dall’impatto delle nuove condizioni commerciali sui diversi modelli. «Il prezzo delle auto in Europa aumenterà: secondo i nostri calcoli, l’incremento sarà compreso tra il 4 e il 9%», ha dichiarato a BFM Business, sottolineando che i consumatori rischiano di pagare di più per la stessa automobile.


Una filiera da 54 miliardi

La Turchia ospita 14 produttori automobilistici, tra cui Renault e Ford, e può contare su una rete di oltre 500 aziende fornitrici. Tra queste figurano Valeo, Forvia e Bosch, realtà che contribuiscono a un sistema industriale nel quale lavorano direttamente o indirettamente quasi 550.000 persone.

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Il legame con il mercato europeo è particolarmente forte: quasi tre quarti delle esportazioni automobilistiche turche prendono la strada dell’Unione Europea. L’intero comparto vale circa 54 miliardi di euro, motivo per cui l’esclusione dai nuovi piani rischia di produrre conseguenze sia sul versante turco sia su quello dei costruttori europei.


L’allarme sull’accordo europeo

La scelta di privilegiare le vetture costruite in Europa nasce da un’impostazione protezionistica che, secondo i rappresentanti turchi, potrebbe trasformarsi in un boomerang. Ankara è da decenni un partner industriale essenziale per il settore automobilistico continentale e interrompere questo equilibrio potrebbe complicare approvvigionamenti, produzione e distribuzione.

Yazici ha contestato anche la compatibilità dell’intesa con il rapporto costruito tra Turchia e Unione Europea negli ultimi 60 anni. «Questo accordo non è in linea con la nostra unione doganale né con le relazioni che abbiamo costruito. Distruggerà le catene di approvvigionamento: è un male per tutti», ha affermato, definendo il provvedimento un possibile fallimento.

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