Ibride cinesi, Bruxelles annuncia il tetto: Pechino frena
L’Unione europea parla di un’intesa per contenere le importazioni, ma la Cina definisce ancora aperti i nodi su volumi, prezzi e regole operative.
Il possibile limite alle automobili ibride provenienti dalla Cina apre un nuovo fronte nei rapporti commerciali tra Bruxelles e Pechino. La Commissione europea ha parlato di un’intesa destinata a ridurre le importazioni, mentre il governo cinese non riconosce ancora l’esistenza di un accordo definitivo con numeri vincolanti.
Il punto più delicato riguarda proprio la distanza tra le due versioni. Da una parte l’Unione europea indica un tetto annuale di 350.000 veicoli; dall’altra, la Cina considera i colloqui ancora in corso e non conferma né il limite né altri parametri già fissati.
Bruxelles punta a frenare la crescita
Attraverso i suoi canali ufficiali su X, Bruxelles ha comunicato di avere raggiunto un’intesa per dimezzare il flusso di automobili ibride cinesi dirette nel mercato europeo. Secondo la Commissione, il provvedimento dovrebbe proteggere i produttori del continente e contribuire a ridurre gli squilibri commerciali, evitando un aumento delle vetture vendute a prezzi particolarmente competitivi.
La posizione cinese è però molto più prudente. Pechino sostiene che il confronto abbia prodotto soltanto una base di discussione e che restino da definire le modalità concrete. Il ministero del Commercio ha inoltre affermato che le esportazioni potranno continuare a crescere e che alla Cina dovrà essere garantita una quota almeno pari a quella riconosciuta agli altri Paesi fornitori.
Le ibride hanno trovato spazio
La crescita delle automobili ibride cinesi è stata favorita dalle misure europee entrate in vigore nel 2024 contro le vetture completamente elettriche prodotte in Cina. Le ibride ricaricabili non sono infatti soggette agli stessi prelievi aggiuntivi e sono diventate una soluzione sempre più utilizzata dai costruttori cinesi per rafforzare la propria presenza nell’Unione europea.
A sostenere la domanda hanno contribuito anche le carenze della rete di ricarica in alcune aree del continente. Questi modelli vengono proposti come alternativa capace di unire una lunga autonomia e consumi contenuti, elementi che hanno incontrato l’interesse di una parte degli automobilisti europei.
Numeri in forte aumento
Secondo i dati della dogana cinese, nel primo semestre di quest’anno il valore delle esportazioni di ibride verso i 27 Stati membri dell’Unione europea è salito a 7,5 miliardi di dollari, contro i 2,5 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Il confronto con il 2021 rende ancora più evidente l’espansione: nell’intero anno le vendite oltreconfine valevano 845 milioni di dollari.
SAIC, BYD e Chery hanno concentrato oltre il 90% delle vendite di ibride cinesi nell’Unione. Per questi marchi, le automobili dotate di doppia motorizzazione hanno rappresentato più della metà delle vendite europee. Da qui è maturata la pressione della Germania per estendere i dazi anche alle ibride ricaricabili.
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La trattativa resta senza cifre definitive
Il confronto politico è entrato in una fase più intensa dopo gli incontri dell’8 e del 9 ottobre a Pechino tra il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic e il ministro cinese Wang Wentao. Sefcovic ha spiegato che l’intesa potrebbe ridurre le importazioni di “diversi milioni di auto nell’arco di quattro anni”.
Resta tuttavia da chiarire a quale grandezza si riferisca il dato: alle importazioni attuali oppure alle stime sulle esportazioni cinesi che si sarebbero registrate nei quattro anni senza nuove limitazioni. Anche le analisi di Citi sottolineano che devono ancora essere stabiliti i criteri applicativi, i quantitativi massimi, i prezzi minimi e le eventuali deroghe.
BYD accorcia le distanze
Nei primi otto mesi dell’anno BYD, principale esportatore cinese di automobili ibride in Europa, ha venduto più modelli ricaricabili che vetture completamente elettriche. Il Seal U, appartenente alla categoria dei veicoli sportivi utilitari, è risultato il modello più venduto tra quelli del marchio in questa area.
BYD, Chery, SAIC e Geely hanno nel frattempo ridotto il divario con Volkswagen. Il costruttore tedesco conservava comunque il 31,8% del mercato europeo delle ibride ricaricabili, una quota ancora superiore a quella dei singoli concorrenti cinesi.
Il confronto va oltre le automobili
La discussione non riguarda soltanto il settore automobilistico. Sul tavolo tra Bruxelles e Pechino ci sono anche le terre rare e i magneti permanenti, componenti essenziali per motori elettrici, sistemi elettronici, batterie e numerose applicazioni industriali.
Per questo il possibile limite alle ibride appare soltanto come un passaggio di una negoziazione più ampia. Germania e Francia dovranno inoltre valutare se una restrizione parziale sia sufficiente, soprattutto dopo i risultati considerati limitati dei dazi applicati alle vetture elettriche, oppure se sostenere misure più severe contro le ibride cinesi.
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