Honda cambia pelle: Albesiano svela il nuovo metodo e il caso Márquez
Il direttore tecnico italiano racconta la trasformazione della Casa giapponese, il rapporto con i piloti e le difficoltà nate dall’incontro tra due culture del lavoro.
La svolta di Honda non passa soltanto dai risultati in pista, ma soprattutto dal modo in cui viene sviluppata la moto. Romano Albesiano, direttore tecnico di HRC e primo non giapponese a ricoprire questo incarico, sta contribuendo a superare una consuetudine storica della Casa: ripartire quasi ogni anno da un progetto profondamente diverso.
Honda abbandona la rivoluzione annuale
Secondo Albesiano, in passato era frequente presentare ogni stagione una moto nuova, costruita su concetti anche molto lontani da quelli precedenti. Oggi il gruppo ha scelto una strada più progressiva: conservare gli elementi efficaci, correggere i difetti e sviluppare la base già disponibile. «Il grosso cambiamento di metodologia è stato continuare a innovare la base», ha spiegato il tecnico italiano.
Una ripartenza radicale può offrire soluzioni interessanti, ma comporta anche un periodo di apprendimento per ingegneri e piloti. Quando il livello è già elevato, infatti, i miglioramenti arrivano spesso da interventi piccoli e mirati; cambiare direzione troppo spesso rischia di far perdere mesi prima di comprendere davvero il potenziale del nuovo progetto.
Il cambio di approccio ha accompagnato la forte crescita registrata da Honda nella stagione precedente, quando i punti conquistati sono aumentati di oltre cinque volte rispetto all’anno prima. Nel campionato attuale, però, il recupero sul gruppo di testa non è stato sufficiente, anche se la prestazione assoluta è migliorata in misura simile a quella degli avversari.
Albesiano tra Giappone e pista
Per svolgere il suo incarico, Albesiano alterna il lavoro in Europa alla presenza presso il centro di sviluppo di Asaka. Ogni mese trascorre circa una settimana in Giappone, così da mantenere un contatto diretto con i vertici e con le strutture che progettano la moto. L’offerta era arrivata da Alberto Puig alla fine dell’estate del 2024, cogliendolo di sorpresa; accettare, ha raccontato, è stato motivo di orgoglio e soddisfazione.
La differenza più evidente rispetto all’ambiente europeo riguarda i processi decisionali. In Giappone le scelte maturano attraverso un confronto molto ampio e condiviso, mentre in Europa il modello è più rapido e tende a procedere dall’alto verso il basso. Per Albesiano, una trasformazione completa non può avvenire in soli due anni: serve un adattamento reciproco tra metodi, persone e mentalità.
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Piloti, cadute e mercato
Nel confronto che ha preceduto l’arrivo di Fabio Quartararo, Albesiano è stato coinvolto quando il pilota ha chiesto quali garanzie tecniche Honda potesse offrire. Sul possibile ritorno di Marc Márquez, invece, il direttore tecnico ha lasciato la questione ad Alberto Puig, aggiungendo con una battuta che l’ipotesi è «probabile».
Tra i giovani, la valutazione più entusiastica riguarda Moreira. Albesiano ne apprezza lucidità, freddezza e talento, oltre alla disponibilità a migliorare il proprio rendimento invece di attribuire ogni problema alla moto. Alonso, al contrario, non è ancora stato conosciuto abbastanza da poter essere giudicato.
Una parte del potenziale Honda non si è tradotta in risultati a causa di numerosi episodi sfavorevoli. Le cadute di Joan Mir hanno pesato, così come il secondo posto di Barcellona perso per una violazione legata alla pressione del pneumatico, pur senza un vantaggio concreto in pista. Anche il mercato piloti, secondo Albesiano, può destabilizzare chi sa già di dover lasciare la squadra.
Johann Zarco rappresenta invece un modello di longevità agonistica. Arrivato in MotoGP a 27 anni, a 36 continua a essere competitivo perché concentra l’attenzione sulla propria prestazione e sulla ricerca di nuovi margini di crescita. La prossima moto Honda, infine, dovrebbe cambiare denominazione: l’ipotesi attualmente circolata è RC214V, ma il nome non è ancora ufficiale.
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