Himalayan 440 introvabile: perché Royal Enfield ha fermato gli ordini
In India la versione più semplice dell’adventure ha superato ogni previsione, mentre in Italia il suo arrivo non è previsto.
In poche settimane la Royal Enfield Himalayan 440 ha raccolto prenotazioni sufficienti a coprire circa sei mesi di produzione programmata. Per questo la Casa indiana ha dovuto sospendere temporaneamente gli ordini, dando la precedenza alle richieste già ricevute e rinviando la riapertura a un futuro aumento della capacità produttiva.
Il successo riguarda una moto che, almeno sulla carta, sembrava destinata a rimanere nell’ombra della più moderna Himalayan 450. Invece molti clienti hanno preferito la formula più semplice, meno potente e raffreddata ad aria della vecchia 411, aggiornata con un propulsore da 443 cc.
La semplicità conquista il mercato
Presentata all’inizio di settembre durante l’evento Himalayan Basecamp in Ladakh, la Himalayan 440 viene proposta in India a 2,29 lakh di rupie, al netto delle imposte. Il motore monocilindrico raffreddato ad aria e olio è quello già impiegato sulla Scram 440: sviluppa 25,4 CV e 34 Nm e porta con sé anche un cambio a sei rapporti, utile soprattutto nei trasferimenti più lunghi.
Il resto della moto conserva l’impostazione conosciuta sulla Himalayan 411. Il telaio è in tubi d’acciaio, la forcella da 41 millimetri offre 200 millimetri di escursione e il monoammortizzatore posteriore ne garantisce 180. Completano il quadro le ruote a raggi da 21 e 17 pollici, i 220 millimetri di luce da terra, la sella a 800 millimetri e un serbatoio da 15 litri.
La 450 è più evoluta, non per tutti
La Himalayan 440 dichiara 199 chilogrammi in ordine di marcia, ha l’ABS disinseribile, l’acceleratore a cavo e una strumentazione essenziale priva di schermo digitale. È disponibile in un’unica configurazione e in tre colori: Sela Black, Mustang Brown e Nelong White.
La Himalayan 450, invece, utilizza il monocilindrico Sherpa raffreddato a liquido da circa 40 CV, l’acceleratore elettronico, una strumentazione con schermo TFT e navigazione tramite Google Maps. In India costa circa 3,08 lakh di rupie, quindi quasi 79.000 rupie in più, ma pesa leggermente meno: 196 chilogrammi contro i 199 della 440.
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Una richiesta difficile da prevedere
La scelta di tanti clienti sembra legata a esigenze precise: costi di acquisto e gestione contenuti, manutenzione più facile anche lontano dalle officine e una meccanica accessibile. La Himalayan 440 conserva inoltre il carattere del motore a corsa lunga, pensato per offrire spinta ai regimi più bassi, mentre il prezzo è rimasto vicino ai 2,23 lakh della 411 quando quest’ultima uscì dal listino.
La famiglia Himalayan ha superato le 320.000 unità vendute nel mondo dal 2016, secondo i dati diffusi da Royal Enfield; oltre 100.000 riguardano la Himalayan 450. La Casa ha ammesso che la risposta alla 440 è stata molto più alta delle stime iniziali e ha spiegato che il lavoro è concentrato sull’aumento della produzione. Non è stata però comunicata una data per la ripresa delle prenotazioni, mentre in India si parla già di attese vicine ai sei mesi per le consegne.
Royal Enfield vende ormai più di un milione di motociclette all’anno e ha in programma un nuovo impianto, destinato ad aggiungere fino a 900.000 unità annue quando sarà completamente operativo nel 2032. Nel frattempo, la Himalayan 440 deve condividere le linee produttive con il resto della gamma, rendendo più complesso il riequilibrio tra domanda e disponibilità.
In Italia resterà un desiderio
La domanda sul possibile successo europeo rimane aperta. La Himalayan 411 aveva lasciato un ricordo positivo anche in Italia, soprattutto per robustezza, consumi contenuti e capacità di affrontare molti percorsi senza richiedere prestazioni elevate. La 440 ripropone proprio questa filosofia, con un aggiornamento della cilindrata da 410 a 443 cc: l’alesaggio passa da 78 a 81 millimetri, mentre la corsa resta di 86 millimetri.
Tuttavia, Royal Enfield non prevede di importare la Himalayan 440 in Italia. La stessa sorte è toccata alla Scram 440, che in passato era stata considerata per il mercato europeo ma non è poi arrivata nel continente. La Casa ha scelto di non ampliare ulteriormente una gamma già molto cresciuta negli ultimi dieci anni, evitando di sovrapporre modelli destinati a clienti in parte simili.
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