Green Deal, l’Europa allenta i vincoli su auto e ambiente
Rinviati diversi obblighi sulle emissioni, mentre il divieto del 2035 potrebbe lasciare spazio ai motori termici
L’Unione europea sta rivedendo una parte delle regole ambientali, compreso il divieto previsto dal 2035 per le nuove auto a benzina e diesel.
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Obiettivi climatici e industria
La neutralità delle emissioni entro il 2050 resta tra gli obiettivi ufficiali dell’Unione. A cambiare sono però le scadenze, gli adempimenti richiesti alle imprese e gli strumenti individuati per arrivare al risultato.
Il piano che accompagna questa revisione ha assunto il nome di Clean Industrial Deal, presentato dalla Commissione europea nel febbraio 2025. L’impostazione punta a combinare riduzione delle emissioni e capacità competitiva delle aziende, dopo una stagione caratterizzata da vincoli e calendari molto rigidi.
Anche le norme sulle emissioni di metano legate alle importazioni di gas, petrolio e carbone sono state rimesse in discussione. Il 22 ottobre il Parlamento europeo ha approvato lo spostamento di tre anni per diversi obblighi di controllo e comunicazione, inizialmente attesi tra il 2027 e il 2029: in base al singolo adempimento, le nuove date arriverebbero al 2030 o al 2031.
La decisione è stata collegata alle difficoltà dei mercati energetici e alle pressioni dei principali Paesi esportatori, compresi gli Stati Uniti. Per diventare effettiva, anche questa modifica dovrà essere concordata con il Consiglio dell’Unione europea.
Meno obblighi per le aziende
La Commissione ha inoltre predisposto dodici pacchetti di semplificazione, indicati come Omnibus, per ridurre il carico amministrativo sulle imprese. Alcuni interventi hanno già ottenuto il via libera.
Tra questi figura la restrizione della rendicontazione obbligatoria sulla sostenibilità, ora destinata alle società con più di 1.000 dipendenti e ricavi netti annuali superiori a 450 milioni di euro. Sono stati ridimensionati anche i controlli sugli effetti ambientali e sociali lungo le catene di fornitura.
È stata modificata pure la disciplina contro la deforestazione, nata per impedire la vendita di merci collegate alla distruzione delle foreste. Le disposizioni principali dovrebbero riguardare le imprese più grandi dal 30 dicembre 2026, mentre per microimprese e piccole aziende l’applicazione generale è prevista dal 30 giugno 2027.
Il nuovo calendario per le auto
Il limite fissato per il 2035 era stato approvato nel 2023 e puntava a ottenere una riduzione del 100% della CO2 allo scarico sulle nuove vetture. La proposta avanzata dalla Commissione nel dicembre 2025 aveva già abbassato il traguardo al 90%, consentendo di compensare una parte delle emissioni tramite carburanti alternativi e acciaio prodotto con tecnologie a basse emissioni.
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L’intesa raggiunta il 20 ottobre 2026 da Popolari, Socialisti e Liberali al Parlamento europeo prevede un ulteriore allentamento. Dal 2035 i costruttori dovrebbero assicurare una diminuzione effettiva dell’87,5% rispetto ai livelli del 2021; un altro 7,5% potrebbe essere coperto attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni, mentre resterebbe un margine del 5% senza ulteriori compensazioni.
In pratica, le automobili con motore a combustione potrebbero continuare a essere immatricolate anche dopo quella data, se i produttori resteranno entro i limiti complessivi stabiliti. Il compromesso include inoltre, dal 2030, una categoria di veicoli alimentati soltanto con carburanti rinnovabili, i cosiddetti VEEF, da trattare come mezzi a emissioni zero.
Le commissioni Industria e Trasporti del Parlamento europeo hanno espresso parere favorevole il 22 ottobre. Il testo non è ancora definitivo: mancano il completamento della procedura parlamentare e l’intesa con il Consiglio dell’Unione europea. Il regolamento riguarda le automobili e i furgoni nuovi, non le motociclette.
Benzina e sistema ETS2
La revisione coinvolge anche l’ETS2, il sistema che dovrebbe estendere lo scambio delle quote di emissione ai combustibili usati per i trasporti su strada e per il riscaldamento degli edifici.
Il meccanismo obbligherebbe i fornitori a comprare quote proporzionate alla CO2 generata dai prodotti venduti. Il relativo esborso potrebbe riflettersi, almeno in parte, sui prezzi pagati dagli utenti.
L’entrata in vigore, prevista inizialmente nel 2027, è già stata spostata al 2028. Italia e Polonia chiedono però di arrivare al 2030. Al vertice europeo del 15 e 16 ottobre i governi non hanno trovato un’intesa su un ulteriore rinvio; hanno invece incaricato la Commissione di aggiornare l’analisi degli effetti del sistema, concentrandosi sulle misure per limitare gli aumenti.
Per ora il calendario ufficiale resta fissato al 2028, ma la discussione tra gli Stati membri è ancora aperta.
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