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Motori 2 min di lettura30 set

Gasolio, Trump valuta lo stop: perché l’Europa è coinvolta

La Casa Bianca esamina un possibile blocco delle esportazioni mentre agricoltori, industria e alleati stranieri chiedono di evitare nuove tensioni sui rifornimenti.

La quota di diesel importato dagli Stati Uniti nell’Unione europea è passata dal 21% del 2025 al 45% tra aprile e maggio, superando il 50% ad agosto di quest’anno. Un eventuale blocco deciso da Washington avrebbe quindi conseguenze anche oltre il mercato interno americano, proprio mentre la crisi dei carburanti alimenta preoccupazioni politiche tra i repubblicani.


La Casa Bianca cerca una via d’uscita

Donald Trump ha riunito i propri consiglieri per esaminare diverse risposte all’aumento dei prezzi del gasolio. Tra le ipotesi c’è la riduzione o il divieto delle vendite all’estero, ma per ora non è stata adottata alcuna decisione definitiva.

Un esponente della Casa Bianca ha spiegato che il presidente sta “valutando tutte le opzioni sul tavolo” con l’obiettivo di ridurre il costo del carburante negli Stati Uniti. Nel fine settimana Trump aveva comunque detto di considerare “molto seriamente” l’ipotesi di fermare le esportazioni, lasciando aperta la possibilità di una scelta improvvisa a favore del provvedimento.

La questione è diventata anche uno scontro tra gruppi di interesse. Da una parte, i repubblicani degli Stati agricoli, preoccupati per il peso dei rincari su agricoltori e imprese; dall’altra, le compagnie petrolifere, che difendono i ricavi garantiti dalle vendite internazionali.


Il pressing politico divide i repubblicani

Il senatore dell’Iowa Chuck Grassley e altri esponenti repubblicani delle aree rurali hanno sollecitato l’amministrazione a intervenire in vista delle elezioni di medio termine. Tim Burchett, deputato del Tennessee e sostenitore di una proposta per vietare le esportazioni di diesel, ha avvertito che il partito rischia di perdere la maggioranza.

Secondo una figura di rilievo dell’industria, la scorsa settimana il blocco sembrava vicino all’approvazione proprio dopo le pressioni provenienti dagli Stati agricoli. Il fronte contrario alla misura sostiene invece che una restrizione potrebbe provocare ulteriori aumenti nelle regioni americane più dipendenti dalle importazioni.

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Tra i funzionari contrari figurano il segretario all’Energia Chris Wright, il segretario agli Interni Doug Burgum e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Il pressing delle società petrolifere avrebbe convinto Trump a considerare con maggiore cautela gli effetti del divieto, senza però chiudere il dossier.


Gli alleati preparano il piano B

Nel frattempo Washington ha avvisato alcuni partner stranieri della possibilità di interruzioni nelle forniture. Wright ha parlato lunedì con funzionari britannici, mentre Bessent ha incontrato Robert Jenrick, esponente di Reform Uk, che aveva chiesto di escludere il Regno Unito da eventuali restrizioni o di rinunciare del tutto al blocco.

L’amministrazione statunitense ha inoltre invitato i Paesi europei a utilizzare le proprie scorte di gasolio. Tra le opzioni discusse compare anche una richiesta alla Cina per aumentare la produzione delle sue raffinerie.

Il ruolo degli Stati Uniti come fornitore dell’Unione europea si è rafforzato soprattutto dopo l’inizio della crisi nello Stretto di Hormuz a febbraio. L’incremento delle importazioni, arrivato oltre il 50% ad agosto, rende il possibile intervento di Trump una questione rilevante anche per la sicurezza degli approvvigionamenti europei.

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