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Motori 3 min di lettura45 min fa

Dati auto connesse, la svolta resta a metà: cosa cambia davvero

Il quinto test di CARUSO mostra che il Data Act ha aumentato l’accesso alle informazioni, ma con procedure, contenuti e costi ancora diversi tra i costruttori.

Il diritto di ottenere i dati generati da un’auto connessa oggi esiste, ma esercitarlo non significa vivere la stessa esperienza con ogni marchio. È questa la principale indicazione del Connected Vehicle Field Test 5.0 di CARUSO, che ha osservato sul campo gli effetti del Data Act e ha rilevato un’industria più aperta rispetto al passato, ma ancora lontana da un funzionamento uniforme.


La norma apre l’accesso, non lo uniforma

Dal 12 settembre 2025 il Data Act riconosce agli utilizzatori dei prodotti connessi, automobili comprese, la possibilità di consultare i dati prodotti durante l’impiego del veicolo. Il titolare può inoltre autorizzare un soggetto terzo a ricevere quelle informazioni per suo conto, creando nuove opportunità per manutenzione predittiva, soccorso stradale, gestione delle flotte, assicurazioni e diagnosi a distanza.

La regola europea impone anche maggiore chiarezza sulle informazioni generate e richiede che i dati messi a disposizione abbiano una qualità paragonabile a quella utilizzata internamente dal costruttore. Quando la condivisione avviene con finalità commerciali, il produttore può chiedere un compenso equo, ragionevole e non discriminatorio, indicato con l’acronimo FRAND.


Il test misura l’esperienza concreta

Per capire come questi principi funzionino davvero, CARUSO non si è limitata a esaminare comunicati, documenti o dichiarazioni ufficiali. L’azienda ha coinvolto proprietari disponibili a esercitare i diritti previsti dalla nuova disciplina, verificando ogni passaggio: dalle informazioni pubblicate dai marchi alla registrazione, fino alla richiesta formale e all’analisi dei dati ricevuti.

Il risultato assomiglia più a una verifica del mercato che a una prova tecnica tradizionale. L’indagine restituisce infatti il percorso che un utente o un fornitore indipendente deve seguire per arrivare alle informazioni del veicolo, mettendo in evidenza non soltanto ciò che viene dichiarato, ma anche le condizioni effettive di accesso.


Un settore ancora frammentato

Secondo i risultati anticipati del Connected Vehicle Field Test 5.0, dopo l’entrata in vigore del Data Act sono aumentati i costruttori che condividono i dati e si sono affermati nuovi canali per ottenere le informazioni. Il cambiamento, dunque, è già visibile e indica che la normativa sta producendo conseguenze operative.

La cornice giuridica comune non ha però eliminato le differenze tra i marchi. La quantità di dati disponibile, le procedure richieste e le condizioni economiche applicate possono cambiare sensibilmente da un costruttore all’altro. Per questo l’accesso appare oggi più possibile, ma non ancora omogeneo: la porta è stata aperta, mentre dietro di essa ogni produttore ha organizzato uno spazio con regole proprie.

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Il ruolo di CARUSO nell’ecosistema

Nata nel 2017, CARUSO si è concentrata proprio sul problema della frammentazione. La piattaforma raccoglie dati provenienti da diversi produttori, li armonizza e li distribuisce attraverso un’interfaccia standardizzata, cercando di trasformare formati, nomenclature e strutture differenti in un modello utilizzabile per servizi compatibili con più marchi.

CARUSO dichiara di poter accedere alle informazioni di numerosi costruttori e di coprire oltre il 90% dei veicoli connessi in circolazione in Europa. Tra i destinatari dei suoi servizi figurano compagnie assicurative, gestori di flotte, operatori del soccorso stradale, servizi di ricarica e imprese dell’aftermarket indipendente.


Una verifica su centinaia di marchi

Prima di selezionare i veicoli da esaminare, CARUSO ha svolto una ricognizione del mercato europeo. L’analisi ha individuato circa 170 marchi di automobili e veicoli commerciali leggeri con oltre 10.000 mezzi circolanti, oltre a 38 marchi di veicoli industriali con più di 5.000 unità in esercizio.

Il quinto Field Test si è concentrato soprattutto sulle autovetture e sui veicoli commerciali leggeri, mentre la valutazione dei veicoli industriali risultava ancora in corso. L’obiettivo non era stabilire in astratto se i costruttori rispettassero la normativa, ma osservare come utenti e operatori possano concretamente ottenere i dati previsti dal nuovo quadro europeo.

Il Connected Vehicle Field Test 5.0 è stato illustrato da Jens Knodel, Platform Director di CARUSO, durante un seminario online riservato. I risultati sono collegati ai temi del sesto rapporto di SICURAUTO.it, dedicato alle opportunità, ai vincoli e alle nuove specializzazioni dell’aftermarket nell’epoca delle regole europee.

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