Formula 1 in Ruanda, la protesta del Congo: “Scelta indifendibile”
Kinshasa contesta il progetto del primo Gran Premio africano dopo trent’anni e accusa la gara di rafforzare la reputazione di Paul Kagame
La possibile gara di Formula 1 in Ruanda rischia di trasformarsi in un caso diplomatico. La Repubblica Democratica del Congo considera infatti la scelta di Kigali incompatibile con il conflitto ancora aperto tra i due Paesi e teme che l’evento possa offrire un’importante vetrina internazionale al presidente Paul Kagame.
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Una tregua che non ha fermato la guerra
Il progetto prevede l’organizzazione del Gran Premio d’Africa nei pressi della capitale ruandese all’inizio del prossimo decennio. Sarebbe il ritorno della Formula 1 nel continente dopo circa 30 anni, ma l’annuncio è arrivato in una fase particolarmente delicata per i rapporti regionali.
Le tensioni tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo affondano le radici nel genocidio ruandese del 1994. Gli accordi di Washington del 2025 hanno formalizzato una tregua, ma secondo Amnesty International gli scontri non si sono interrotti. Nel frattempo, la popolazione civile continua a subire uccisioni, violenze e sfollamenti.
Kinshasa accusa la Formula 1
La ministra degli Esteri congolese Thérèse Kayikwamba Wagner aveva già messo in guardia Stefano Domenicali e i vertici della Formula 1 nel febbraio 2025. In una dichiarazione, ha definito l’eventuale assegnazione della corsa «moralmente indifendibile», pur precisando che il suo Paese sostiene il ritorno della massima categoria automobilistica in Africa.
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Secondo Wagner, il Gran Premio offrirebbe a Kagame uno spazio utile per migliorare la propria immagine, nonostante le accuse di repressione degli oppositori e il coinvolgimento del governo ruandese nel conflitto congolese. La ministra sostiene inoltre che minerali estratti illegalmente nella Repubblica Democratica del Congo vengano trasferiti oltre confine e commercializzati dal Ruanda, contribuendo così a finanziare la guerra.
Le richieste rivolte agli organizzatori
Kinshasa chiede alla Formula 1 controlli indipendenti e garanzie verificabili sull’origine dei fondi destinati all’evento. L’obiettivo è impedire che il finanziamento della gara sia collegato al commercio di minerali provenienti da aree di conflitto o allo sfruttamento delle risorse congolesi.
Anche Amnesty International ha accusato la Formula 1 di prestarsi a una strategia di ripulitura dell’immagine attraverso lo sport. Gli investimenti del Ruanda nelle competizioni sportive, secondo l’organizzazione, servirebbero a rafforzare la reputazione internazionale del Paese e a spostare l’attenzione dalle contestazioni sul rispetto dei diritti umani.
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