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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Carburanti, il tetto può ritorcersi contro: chi rischia di pagare di più

Lo sconto alla pompa può offrire sollievo immediato, ma creare squilibri tra gestori, territori e categorie professionali nel tempo

Nessuna nuova riduzione delle accise risulta al momento allo studio del Governo Meloni. Il tetto ai prezzi dei carburanti resta quindi la principale novità recente per chi fa rifornimento.

L’intervento, tuttavia, non raggiunge tutti allo stesso modo. Le imprese e i trasportatori che acquistano grandi quantità attraverso il canale fuori rete continuano infatti a essere esposti alle oscillazioni dei listini internazionali, senza poter beneficiare del limite applicato alle stazioni tradizionali.

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Il risparmio non vale per tutti

La conseguenza è particolarmente pesante per comparti ad alto consumo, come il trasporto turistico e quello con autobus. Queste attività sostengono costi operativi rilevanti e, acquistando al di fuori della rete ordinaria, restano escluse dall’effetto del calmiere.

Anche sul territorio l’impatto rischia di essere disomogeneo. Le compagnie tendono a concentrare le riduzioni più consistenti negli impianti con maggiore affluenza e nelle città, mentre le stazioni situate in zone periferiche, montane o poco trafficate possono non ricevere promozioni analoghe.


I piccoli distributori sotto pressione

A subire la maggiore pressione sono i gestori indipendenti. Comprando il carburante all’ingrosso e disponendo di margini più ridotti rispetto ai grandi gruppi, rischiano di non poter replicare i ribassi praticati dalle compagnie integrate, che possono assorbire più facilmente una diminuzione degli incassi.

In alcuni casi il risultato può essere controintuitivo: le pompe senza marchio finiscono per proporre prezzi superiori a quelli delle insegne più grandi. Il limite, nato per difendere gli automobilisti dai rincari improvvisi, può così indebolire la concorrenza e mettere in difficoltà la rete meno strutturata.

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Strada, autostrada e scorte

Un altro squilibrio riguarda la differenza tra impianti ordinari e autostradali. Le stazioni in autostrada affrontano canoni concessori più onerosi, servizi continuativi e obblighi operativi stringenti; un prezzo massimo uniforme rischia di non riflettere tali costi e di ridurre il divario abituale tra le due reti.

La misura può inoltre svalutare le giacenze già acquistate dai gestori a prezzi all’ingrosso più alti. Se gli automobilisti si concentrano sugli impianti che applicano il tetto, la domanda può aumentare bruscamente, mettendo sotto stress i rifornimenti e favorendo esaurimenti temporanei delle scorte.


Perché il provvedimento divide

Il tetto è stato introdotto da ENI in prossimità della conclusione degli sconti statali sulle accise, con l’obiettivo di attenuare l’impatto dei prezzi alla pompa. La scelta dei petrolieri punta dunque a offrire una protezione immediata ai consumatori, ma lascia aperti diversi problemi di equilibrio economico.

Nel medio e lungo periodo, la misura potrebbe ridurre la varietà dell’offerta, accentuare le differenze tra aree del Paese e trasferire parte del peso sui gestori più piccoli e sulle attività escluse dalla rete ordinaria.

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