Due turbine e niente motore: la Harley che sembra un jet
Una Street Glide destinata alla rottamazione è diventata la Jet Glide, una moto spinta soltanto da due piccoli propulsori a reazione.
La Harley-Davidson Street Glide non è stata restaurata: Matt Mikka l’ha trasformata in un mezzo completamente diverso, capace di avanzare senza motore tradizionale, cambio o trasmissione. Dopo circa 400 ore di lavoro, la moto ha preso il nome di “Jet Glide” e ha affrontato i primi test dinamici superando i 100 km/h (60 mph).
Il risultato nasce dal recupero di un esemplare destinato alla rottamazione e da una riprogettazione radicale della sua struttura. Al posto del consueto bicilindrico a V è comparso un sistema di propulsione basato esclusivamente sulla spinta generata da due turbine.
La Street Glide cambia anima
I due piccoli motori a reazione sono stati collocati nelle posizioni normalmente occupate dalle borse laterali. La loro spinta agisce direttamente sul veicolo, che non dispone più di una trasmissione meccanica collegata alla ruota posteriore.
La rimozione del propulsore originale ha comportato anche l’eliminazione del cambio e della trazione tradizionale. Per alimentare le turbine, Mikka ha fatto saldare all’interno del telaio un serbatoio aggiuntivo destinato al cherosene, integrandolo nella nuova architettura della moto.
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Quattrocento ore tra tecnica e rumore
La costruzione della Jet Glide ha richiesto diverse lavorazioni specialistiche. Il taglio laser e la stampa 3D sono serviti a realizzare carenature in grado di isolare dal calore le parti circostanti, mentre l’impianto elettrico e l’elettronica di gestione dei motori hanno richiesto una calibrazione complessa.
Nei primi passaggi su strada, il mezzo ha oltrepassato la soglia dei 100 km/h. A colpire non è stata soltanto la velocità raggiunta: il funzionamento delle turbine ha prodotto un rumore assordante, paragonabile a quello di un aereo a reazione che passa a bassa quota.
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