Due punti, zero veleni: il duello Marquez-Martin cambia tono
A cinque gare dalla conclusione, Jorge Martin e Marc Marquez si contendono il titolo MotoGP separati da appena due punti, ma il confronto resta sorprendentemente corretto.
Il campionato è appeso a un margine minimo, ma il duello più importante della MotoGP 2026 non è accompagnato da provocazioni o accuse. Jorge Martin e Marc Marquez si alternano in vetta e, invece di alimentare la tensione, si riservano parole di stima alla vigilia della fase decisiva della stagione.
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Il duello senza sciabolate
Marquez ha descritto Martin come “un talentone” e ha elogiato il suo modo aggressivo di affrontare le frenate. Il pilota Ducati lo considera inoltre uno dei “guerrieri” del paddock e ha raccontato di averlo osservato con attenzione già quando correva in Ducati, studiando i dati degli altri piloti.
Nel suo intervento, Marquez ha anche mostrato comprensione per il 2025 complicato del connazionale, segnato dagli infortuni. Sul passaggio di Martin in Yamaha dal 2027, ha spiegato che la scelta vincente nasce dall’equilibrio tra pilota e moto, anche quando questo può comportare un guadagno inferiore: una decisione che lui stesso aveva preso lasciando Honda.
Martin ha replicato con lo stesso tono. Per lui, giocarsi il Mondiale contro Marquez rappresenta un motivo d’orgoglio e una spinta a migliorarsi; il pilota Aprilia ha inoltre auspicato che questa sfida possa proseguire ancora per molti anni. Il risultato è un confronto tra rivali che dichiarano apertamente rispetto reciproco, un’immagine distante dalle rivalità più aspre del passato.
Quando il titolo faceva rumore
Per trovare duelli iridati accompagnati da gesti duri e polemiche bisogna tornare indietro di diversi anni. Nel 1998, a Buenos Aires, Loris Capirossi conquistò il titolo della 250 dopo aver toccato Tetsuya Harada all’ultima curva: i due erano compagni in Aprilia e separati da quattro punti. Harada non gli rivolse più la parola e la squadra decise poi di interrompere il rapporto con il giapponese.
L’epoca di Valentino Rossi aggiunse altri capitoli alla storia delle rivalità accese. Con Max Biaggi ci furono il contatto sul rettilineo di Suzuka nel 2001, il gesto polemico di Rossi e lo scontro sulle scale del podio a Barcellona. Anche il rapporto con Sete Gibernau si deteriorò dopo il caso della piazzola in Qatar nel 2004 e culminò nel contatto all’ultima curva di Jerez nel 2005.
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Non mancarono tensioni nemmeno con Jorge Lorenzo, arrivato in Yamaha nel 2008 in un box diviso da una parete, né con Casey Stoner. Dopo l’incidente di Jerez del 2011, l’australiano accusò Rossi di aver lasciato che l’ambizione superasse il talento. Il capitolo più controverso rimane però quello di Sepang 2015, con le accuse in conferenza stampa, il contatto in gara, la penalizzazione di Rossi e il titolo assegnato a Lorenzo a Valencia.
Cinque gare per cambiare tutto
Il quadro attuale resta apertissimo. Dopo la vittoria di Marco Bezzecchi a Mandalika, Martin ha ripreso il comando della classifica con 355 punti, mentre Marquez lo segue a quota 353. I due si sono scambiati la prima posizione quasi a ogni fine settimana, confermando quanto sia ridotto il margine tra loro.
Bezzecchi è il terzo incomodo, ma il distacco dal compagno di squadra Martin è di 46 punti. Non è ancora matematicamente escluso dalla corsa, anche se per rientrare avrebbe bisogno che i due leader si togliessero punti a vicenda.
Il calendario propone ora Phillip Island, poi Malesia, Qatar, Portogallo e Valencia. In palio ci sono il decimo titolo mondiale per Marquez e il terzo per Martin, dopo quello conquistato in Moto3 nel 2018 e il successo in MotoGP del 2024.
La calma mostrata dai due potrebbe essere il segnale di una rivalità più matura, oppure una tregua destinata a durare soltanto fino alle ultime gare. Resta anche l’ipotesi che entrambi preferiscano evitare schermaglie pubbliche in vista della resa dei conti di Valencia. Con cinque appuntamenti ancora da disputare, il tono della sfida può comunque cambiare rapidamente.
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