Dalla neve al Mountain Course: le MotoGP oltre il circuito
C’è chi ha portato i prototipi tra le strade di Tavullia, sui pendii innevati e sulle salite di Goodwood, con adattamenti tecnici spesso sorprendenti.
Una MotoGP può davvero funzionare lontano dall’asfalto dei Gran Premi? Le dimostrazioni realizzate negli anni hanno dato una risposta concreta: sì, ma soltanto modificando alcuni componenti e affidandosi a piloti capaci di gestire condizioni molto lontane da quelle abituali. Tra strade aperte, neve, salite e il tracciato dell’Isola di Man, i prototipi hanno mostrato un volto insolito.
Il rettilineo da 325 km/h
Nel 2010 Suzuki portò una GSV-R da 800 cc al Tourist Trophy dell’Isola di Man, affidandola all’australiano Cameron Donald, esperto delle competizioni su strada e già vincitore al TT. L’iniziativa celebrava il mezzo secolo trascorso dalla prima partecipazione della Casa giapponese al celebre evento.
La moto restava, nella sostanza, una macchina da MotoGP, ma venne resa più adatta al Mountain Course. I freni in carbonio furono rimpiazzati da dischi d’acciaio, poiché sul percorso non sarebbe stato possibile raggiungere e conservare le temperature indispensabili al loro funzionamento. Anche l’assetto venne rivisto per assorbire meglio buche e variazioni del fondo.
Donald spinse la GSV-R fino a circa 325 km/h, pari a 202 mph, sul rettilineo di Sulby. Non fu quindi una semplice apparizione simbolica: il pilota rimase colpito dalla risposta della Suzuki e dal modo in cui il prototipo riusciva ad affrontare un tracciato tanto diverso da un circuito tradizionale.
Quando l’aderenza diventa il problema
Nel 2017 Marc Márquez portò una Honda RC213V sulla neve di Kitzbühel, in Austria. La moto venne preparata con pneumatici chiodati realizzati da Franky Zorn, specialista dell’ice speedway, così da permettere al pilota di affrontare una sezione dell’Hahnenkamm, la pista famosa per la discesa libera.
La difficoltà principale non era la potenza, superiore ai 200 CV, ma la quasi totale assenza di grip. Dopo i primi tentativi Márquez prese confidenza con il fondo e riuscì perfino a sollevare l’anteriore. In seguito definì l’esperienza complicata proprio per il controllo richiesto, pur considerandola anche molto divertente.
Un contesto meno estremo, ma altrettanto distante dalle gare, fu quello scelto da Valentino Rossi nel 2019. Il pilota partì dal Ranch di Tavullia con una Yamaha M1, attraversò il paese, passò davanti alla sede VR46 e raggiunse Misano sulle strade normalmente aperte al traffico, prima di completare un giro del circuito.
L’esibizione, organizzata durante il Gran Premio di San Marino, trasformò per alcuni chilometri la MotoGP ufficiale in un mezzo da strada. Rossi spiegò l’emozione dell’iniziativa con queste parole: «È un sogno diventato realtà», ricordando che da ragazzo aveva immaginato una scena simile insieme agli amici.
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Goodwood mette alla prova i prototipi
La salita del Festival of Speed di Goodwood è un altro luogo scelto spesso per mostrare le MotoGP in una veste diversa. La Hillclimb inglese misura 1,86 km, comprende nove curve e presenta un dislivello di circa 92,7 metri.
Nel 2015 Rossi affrontò per la prima volta il percorso su una Yamaha YZR-M1 decorata per celebrare i 60 anni della Casa giapponese. Arrivò direttamente dal Gran Premio d’Olanda, vinto il giorno precedente ad Assen, e dopo la salita si mise al volante anche di alcune vetture da competizione storiche.
Quattro anni più tardi fu la volta della Ducati Desmosedici GP12. Il prototipo venne trasformato in una biposto attraverso un telaietto posteriore modificato e sospensioni più rigide. Franco Battaini poté così trasportare un passeggero, mentre il motore 1.000 cc, capace di circa 250 CV, venne limitato nel regime massimo per ridurre i rischi meccanici.
La Ducati raggiunse circa 140 mph, cioè 225 km/h, prima delle curve. Non esiste però un tempo ufficiale da confrontare con quello dei partecipanti allo Shoot-Out: la Desmosedici era impegnata in una dimostrazione e non in una prova competitiva. Di conseguenza, non può essere considerata detentrice di un primato della categoria.
Il record non appartiene alle moto
La classifica assoluta di Goodwood racconta infatti un’altra storia. Nel 2022 Max Chilton portò la McMurtry Spéirling elettrica a 39,08 secondi, stabilendo la miglior prestazione. Il precedente riferimento era il 39,90 ottenuto nel 2019 da Romain Dumas con la Volkswagen ID.R.
Per anni, invece, il miglior tempo della sessione ufficiale domenicale era stato il 41,60 di Nick Heidfeld, realizzato nel 1999 al volante della McLaren-Mercedes MP4/13 di Formula 1. Le MotoGP, dunque, restano protagoniste dello spettacolo ma non hanno ancora conquistato la vetta della graduatoria.
La conformazione stretta e tortuosa della Hillclimb impedisce alle moto di sfruttare pienamente le loro prestazioni. È proprio questo il valore di simili esibizioni: prototipi progettati per superare i 300 km/h in circuito devono adattarsi a strade di paese, pendii innevati o percorsi delimitati da muretti. In quei contesti conta meno la velocità assoluta e molto di più la capacità di far funzionare una macchina estrema in un ambiente per cui non era stata pensata.
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