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Motori 2 min di lettura35 min fa

Casco con realtà aumentata: la tecnologia c’è, ma in Italia resta irregolare

Aegis Rider Vision porta navigazione e dati di marcia davanti agli occhi, ma il modulo visivo fa perdere al casco l’omologazione necessaria per circolare sulle strade italiane.

Il punto più delicato non riguarda il prezzo, ma la possibilità di usare legalmente il sistema completo in Italia. Aegis Rider Vision dispone infatti dell’omologazione ECE 22.06 soltanto nella configurazione priva del modulo AR Optics: una volta installato lo schermo per la realtà aumentata, il casco cambia configurazione e non rientra più nella certificazione originaria.

La stessa azienda invita quindi a controllare le disposizioni vigenti nel proprio Paese prima di portare il prodotto su strada. Nel nostro ordinamento, l’articolo 171 del Codice della strada richiede l’impiego di caschi appartenenti a tipologie omologate: per questo, almeno in Italia, l’utilizzo dell’insieme completo presenta un problema concreto di conformità.

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L’omologazione si ferma al casco

Il limite nasce dalla normativa ECE 22.06, che al momento non prevede una procedura capace di certificare un casco equipaggiato con questo genere di sistema visivo. Il modello nudo, invece, rispetta i requisiti previsti, mentre l’aggiunta dell’elettronica modifica l’assetto sottoposto ai test.

Il pacchetto con casco e tecnologia costa 1.599 euro. Chi preferisce acquistare soltanto il casco deve mettere in conto 949 euro, ma il modulo per la realtà aumentata non può essere trasferito su un modello qualsiasi: funziona esclusivamente con l’elettronica predisposta da Aegis Rider.


Cosa vede il motociclista

Quando è attivo, il sistema proietta davanti al conducente velocità, limiti, indicazioni stradali, chiamate e altri dati. Le istruzioni del navigatore possono comparire anche sotto forma di frecce tridimensionali, collocate in prossimità dell’incrocio da affrontare.

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Le immagini non restano fissate alla visuale del capo come accade con altre soluzioni. Vengono invece mantenute virtualmente rispetto alla moto, a una distanza stimata di tre o quattro metri; se il motociclista guarda lo specchio o ruota la testa in curva, le informazioni escono dal suo campo visivo.


Sensori, telecamere e autonomia

Il funzionamento dipende da una telecamera collocata nella mentoniera e da sensori inerziali, che raccolgono dati insieme al telefono fissato alla moto oppure alla centralina Pro-Box. Il sistema calcola così la posizione del casco rispetto al veicolo e corregge continuamente quella delle informazioni proiettate.

Nel casco è presente anche una telecamera per registrare i viaggi con risoluzione 1080p, accompagnata da 128 GB di memoria. Una seconda unità posteriore dovrebbe occuparsi in futuro dei veicoli presenti nell’angolo cieco, ma questa funzione non è ancora pronta.

L’autonomia dichiarata varia da 4 a 6 ore con la proiezione attiva, mentre il peso complessivo arriva a circa 2 kg. Il progetto, già presentato nel 2022 quando era ancora in sviluppo, è dunque diventato acquistabile: resta però irrisolto il passaggio decisivo per l’impiego su strada, cioè la certificazione della configurazione completa.

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