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Diesel, il conto fiscale più alto d’Europa: quanto paga l’Italia

Il gasolio italiano è al primo posto nell’Ue per incidenza di Iva e accise, mentre benzina e diesel mantengono posizioni diverse nella graduatoria dei prezzi alla pompa.

Sulla benzina l’Italia occupa il terzo posto nell’Unione europea per il peso delle imposte: il 51,4% del prezzo finale è composto da Iva e accise. Per ogni litro, 1,036 euro finiscono nelle casse pubbliche, contro una media europea di 0,878 euro, pari al 45,5% del listino.

Il divario fiscale è quindi di 15,8 centesimi al litro e, secondo la stima di Adusbef, si traduce in circa 8 euro aggiuntivi per un pieno. Sul fronte dei prezzi medi, invece, l’Italia è ottava: davanti ci sono Danimarca, con 2,604 euro al litro, Paesi Bassi, a 2,390 euro, e Finlandia, a 2,327 euro. I valori più contenuti, fuori dal particolare regime di Malta, si trovano in Polonia, con 1,560 euro, e Svezia, con 1,639 euro.

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La protesta contro il caro-carburante

Antonio Tanza, presidente di Adusbef, sostiene che i dati descrivano una situazione particolarmente gravosa per gli automobilisti italiani. «I dati confermano come gli automobilisti italiani siano i più tartassati d’Europa sul fronte della tassazione sul gasolio», ha dichiarato, contestando il vantaggio ottenuto dallo Stato attraverso l’aumento del gettito legato ai carburanti.

Secondo Tanza, il meccanismo delle accise mobili, che avrebbe potuto ridurre il costo alla pompa utilizzando una parte delle maggiori entrate Iva, non è stato attuato. L’associazione segnala inoltre il rischio che la conclusione degli sconti e dei limiti di prezzo applicati dalle compagnie petrolifere provochi nuovi rialzi su benzina e gasolio, qualora tali misure non vengano prorogate.


Sul diesel l’Italia è prima per tasse

Il dato più pesante riguarda il gasolio. In Italia la componente fiscale raggiunge il 48% del prezzo di un litro: si tratta della quota più elevata tra i Paesi dell’Ue, con 1,08 euro destinati allo Stato. La media europea si ferma al 37,9%, mentre il differenziale per i consumatori italiani arriva a 29 centesimi per litro.

Il calcolo è stato elaborato da Adusbef sulla base dei dati Eurostat aggiornati al 19 ottobre. Per il confronto sulle imposte non viene considerata Malta, dove i carburanti sono soggetti a un sistema speciale di prezzi amministrati; tra gli altri Paesi, Belgio, Danimarca, Francia e Lituania si collocano tra il 42% e il 43%.

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Il prezzo alla pompa cambia la classifica

La graduatoria dei listini medi racconta però un quadro differente da quello fiscale. Il diesel costa di più in Finlandia, dove raggiunge 2,531 euro al litro, seguita dalla Danimarca con 2,501 euro e dai Paesi Bassi con 2,456 euro; l’Italia si trova al settimo posto, con una media di 2,244 euro.

All’estremo opposto, sempre lasciando fuori Malta, il valore più basso è quello della Polonia, pari a 1,79 euro al litro. Bulgaria e Spagna seguono con 1,88 euro. Per quanto riguarda invece il livello delle imposte sul gasolio, la quota minima è registrata in Polonia, al 25,5%, mentre Spagna e Svezia si attestano intorno al 27%.


Accise, il nodo resta aperto

Il quadro è emerso dopo la scadenza, il 5 ottobre, del taglio temporaneo delle accise. La fine della riduzione ha riportato al centro il rapporto tra gettito pubblico, prezzi dei carburanti e possibili interventi per attenuare l’impatto sui bilanci familiari.

Anche per la benzina il confronto con la media europea resta sfavorevole sul piano fiscale, sebbene la posizione italiana nei prezzi medi sia diversa. I dati mostrano dunque due classifiche non sovrapponibili: l’Italia risulta particolarmente penalizzata dalle imposte, ma non occupa il primo posto per il costo complessivo alla pompa.

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