Casa-lavoro, il tempo diventa decisivo: cosa chiedono 6 italiani su 10
Distanze, tempi e possibilità di combinare più mezzi stanno orientando le scelte professionali e il futuro della mobilità quotidiana
Investire sulla mobilità, sia dentro le aziende sia nelle città, sarà determinante per migliorare la qualità della vita nei prossimi anni. È questa la direzione indicata dai comportamenti e dalle aspettative degli occupati italiani, sempre più attenti a come raggiungere il luogo di lavoro.
Il futuro divide le generazioni
Guardando ai prossimi cinque anni, quasi metà degli intervistati non prevede cambiamenti sostanziali nelle proprie abitudini. Allo stesso tempo, il 25% del campione immagina di modificare radicalmente il proprio modo di spostarsi.
Le preferenze cambiano in base all’età. Tra i 30 e i 54 anni prende quota l’auto elettrica, mentre gli under 30 mostrano maggiore propensione verso trasporto pubblico, bicicletta e percorsi a piedi.
Il tragitto entra nel contratto
La mobilità è ormai una componente concreta della valutazione professionale: il 90% dei lavoratori la considera tra gli aspetti da esaminare prima di accettare un nuovo impiego. Per 6 italiani su 10, invece, il modo in cui si svolge il percorso tra abitazione e ufficio pesa direttamente sulla scelta dell’occupazione.
A rendere centrale questo tema è soprattutto la durata degli spostamenti. Più di un terzo degli occupati trascorre oltre un’ora complessiva nel viaggio di andata e ritorno, mentre soltanto il 40% riesce a restare sotto i 45 minuti.
Comodità prima del risparmio
Nella scelta delle soluzioni di viaggio, gli italiani mettono al primo posto la praticità e la possibilità di adattare il percorso alle proprie esigenze. Il contenimento della spesa, pur rilevante, non rappresenta la priorità principale indicata dall’indagine.
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L’automobile continua comunque a essere il mezzo prevalente, privato o fornito dall’azienda, per 6 persone su 10. Il dato resta stabile anche considerando le diverse fasce d’età, ma accanto all’auto si diffondono comportamenti più flessibili.
Infrastrutture, il nodo da sciogliere
Un lavoratore su quattro utilizza già una combinazione di almeno due modalità, come automobile e treno oppure automobile e trasporto pubblico. La consuetudine, quindi, sembra frenare il cambiamento solo in misura limitata: appena l’11% attribuisce la propria immobilità alla pigrizia o all’abitudine.
Le difficoltà maggiori dipendono piuttosto dal contesto. Il 27% denuncia l’assenza di strutture adeguate, tra piste ciclabili, aree protette per biciclette e monopattini e punti di ricarica; il 20% indica invece come ostacoli le distanze elevate o la conformazione del territorio.
I risultati arrivano dall’ultima rilevazione di Arval Mobility Observatory, l’osservatorio di mobilità di Arval Italia, Gruppo BNP Paribas. I dati sono stati illustrati a Milano durante l’Arval Mobility Forum, organizzato nel quadro della European Mobility Week, e mostrano come il tempo impiegato per gli spostamenti sia diventato parte integrante dell’esperienza lavorativa.
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