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Cartelli e strisce a rischio: il nodo del Codice 2028

Assosegnaletica chiede di conservare la quota minima delle multe destinata alla segnaletica e invoca controlli più rigorosi sull’utilizzo delle risorse

Assosegnaletica sollecita Matteo Salvini, il Governo e le Commissioni parlamentari competenti a non eliminare la quota minima del 12,5% destinata alla segnaletica stradale. L’associazione considera quella percentuale una garanzia essenziale per finanziare sostituzione, adeguamento, ammodernamento e manutenzione di cartelli e strisce sull’asfalto.

Alla tutela economica dovrebbe aggiungersi una verifica più puntuale. La richiesta comprende infatti un rendiconto distinto delle somme utilizzate, con una separazione tra gli importi messi a bilancio e le opere realmente eseguite, oltre a controlli capaci di accertare il rispetto della destinazione dei proventi.

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La quota minima resta il punto decisivo

Nel testo attualmente in vigore, l’articolo 208 del Codice della Strada riserva almeno il 12,5% delle entrate derivanti dalle sanzioni degli enti interessati agli interventi sulla segnaletica. Secondo Assosegnaletica, la soppressione di questo riferimento lascerebbe ai Comuni maggiore libertà di ridurre o rinviare le spese per cartelli e segnaletica orizzontale.

L’associazione collega questa eventualità a quattro possibili conseguenze: un aumento delle multe, una maggiore esposizione agli incidenti dovuta a carenze manutentive, nuovi oneri per il Servizio sanitario nazionale e premi assicurativi più elevati in presenza di una crescita dei sinistri.


Il nuovo criterio accorpa troppi interventi

La revisione prevista per il Codice della Strada 2028 stabilisce che gli enti diversi dallo Stato impieghino almeno il 30% delle somme loro spettanti nella cura delle infrastrutture stradali. Nello stesso contenitore rientrerebbero illuminazione pubblica, segnaletica, barriere di protezione e altre opere connesse alla strada: una percentuale unica, senza una parte riservata esclusivamente a cartelli e strisce.

La quota restante, fino al 70%, dovrebbe essere indirizzata soprattutto ai controlli, all’accertamento delle violazioni e alle attività rivolte alla sicurezza stradale o alla sua diffusione. Tra le spese ammesse figurerebbero anche quelle del personale impegnato in questi compiti; per l’associazione, servono però criteri precisi che colleghino i costi sostenuti a risultati concreti di prevenzione.

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Segnaletica deteriorata, numeri già critici

Il timore nasce anche dalle condizioni attuali della rete. Oltre il 60% dei segnali verticali presenti in Italia non rispetterebbe le prescrizioni del Codice della Strada, mentre più del 90% della segnaletica orizzontale offrirebbe prestazioni inferiori ai requisiti minimi di riferimento.

Cartelli poco leggibili, strisce consumate o dispositivi non conformi riducono la capacità della strada di orientare e informare chi viaggia, soprattutto nei tratti più delicati. Per Assosegnaletica, una disciplina che non stabilisca con sufficiente chiarezza l’impiego delle risorse rischia di rendere ancora più difficile affrontare il problema.


La riforma resta sotto osservazione

Il progetto voluto dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini nasce con l’obiettivo di intervenire sulla sicurezza della circolazione, ma proprio sulla segnaletica ha aperto un nuovo fronte di confronto. L’associazione ritiene che una norma pensata per ridurre gli incidenti possa produrre l’effetto opposto se indebolisce i finanziamenti dedicati alla manutenzione.

L’impiego delle somme raccolte con le multe, comprese quelle legate agli autovelox, alimenta da anni il dibattito sulla trasparenza delle amministrazioni comunali. Le prime indicazioni sulla riforma del 2028, secondo Assosegnaletica, non avrebbero ancora sciolto il nodo della destinazione effettiva di queste entrate.

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