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Motori 2 min di lettura4 ore fa

Carburanti, il tetto pubblico può durare 180 giorni: la proposta

Faib-Confesercenti e Fegica chiedono un limite nazionale, mobile e uguale per tutti gli operatori per contenere gli aumenti alla pompa.

Secondo le organizzazioni dei benzinai, il rincaro dei carburanti non dipenderebbe soprattutto dal costo del greggio, ma dall’espansione dei margini nella raffinazione. Per questo Faib-Confesercenti e Fegica chiedono al governo di introdurre un limite pubblico e temporaneo ai prezzi, costruito su parametri verificabili.


Il nodo dei margini di raffinazione

La proposta è stata presentata durante una conferenza stampa a Roma. Le due associazioni sostengono che le rilevazioni dell’esecutivo indichino un aumento dei prezzi alla pompa non proporzionato all’andamento delle quotazioni petrolifere, con un ruolo più rilevante dei guadagni nella fase di raffinazione.

A loro giudizio, un tetto calcolato su elementi oggettivi potrebbe correggere questa distorsione. Il meccanismo dovrebbe considerare le diverse componenti che formano il prezzo finale, evitando interventi decisi autonomamente dai singoli gruppi industriali.


Una regola uguale per tutti

Faib-Confesercenti e Fegica propongono che il limite venga stabilito con un decreto del governo e applicato a ogni operatore del settore. La soglia dovrebbe basarsi su indicatori riconosciuti a livello internazionale, tra cui il valore del greggio, i costi logistici e di raffinazione e la pressione fiscale, secondo la metodologia Iosco.

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Non si tratterebbe di un valore fisso: il tetto cambierebbe seguendo l’evoluzione degli indicatori di mercato. La durata iniziale prevista è di 90 giorni, con la possibilità di estenderla fino a 180.


La critica agli sconti dei grandi gruppi

Le associazioni hanno contestato anche il limite al prezzo introdotto da Eni e successivamente adottato da altri importanti marchi petroliferi, tra cui Ip, Q8 e Tamoil. La loro accusa è che iniziative stabilite dalle grandi imprese, considerate in posizione dominante, possano alterare la concorrenza.

Il problema, secondo i benzinai, riguarda soprattutto gli esercenti indipendenti e gli automobilisti. Chi si trova lontano dalle stazioni dei grandi gruppi, infatti, non avrebbe la possibilità di beneficiare delle riduzioni applicate da quei marchi, con una conseguente disparità tra consumatori.

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