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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Carburanti, il conto del diesel cambia a mezzanotte: cosa succede

La fine dello sconto fiscale rischia di spingere il gasolio verso l’alto, ma i ribassi decisi dai marchi petroliferi ne attenuano l’effetto

Il prezzo alla pompa non racconta da solo quanto pesino petrolio, tasse e decisioni delle compagnie. Senza una comunicazione chiara sulla quota fiscale e su quella legata alle quotazioni energetiche, per gli automobilisti resta difficile capire quale parte dei rincari venga davvero assorbita dallo Stato.

Anche i tempi del possibile intervento pubblico rappresentano un’incognita: tra il rialzo dei mercati internazionali, l’aumento dell’IVA incassata e una successiva riduzione delle accise possono passare giorni o settimane. Nel frattempo, il costo del pieno potrebbe rimanere elevato.


Il mercato ha già ridotto l’impatto

Secondo i dati disponibili questa mattina, la benzina viene indicata a 2,048 euro al litro, mentre il diesel raggiunge 2,242 euro, con un incremento di 6,1 centesimi destinato a scattare dalla mezzanotte. La fine dell’agevolazione temporanea sul gasolio coincide però con una fase di ribassi applicati direttamente dagli operatori.

ENI ha fissato per 30 giorni un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel sull’intera rete. Ip, Q8 e Tamoil hanno seguito la stessa direzione, rivedendo progressivamente i propri prezzi. L’adeguamento ha coinvolto circa metà delle stazioni di servizio presenti in Italia.

In meno di una settimana, il gasolio ha perso 12,2 centesimi al litro: una riduzione sufficiente a compensare il beneficio fiscale che sta per terminare. Anche la benzina è scesa, arrivando fino a 2,052 euro al litro nei valori rilevati.


Cosa può fare il Governo

La strategia annunciata da Giorgia Meloni punta sulle accise mobili, uno strumento pensato per rendere meno rigida la tassazione dei carburanti. Quando il petrolio e i prodotti raffinati aumentano sensibilmente, una parte delle maggiori entrate IVA può essere destinata a un taglio temporaneo delle accise.

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L’obiettivo è impedire che l’intero rialzo internazionale ricada sul consumatore. Il meccanismo potrebbe quindi funzionare come una protezione nei periodi di forte pressione sui prezzi, salvaguardando il bilancio delle famiglie e limitando le conseguenze sui comparti che utilizzano molto carburante, come l’autotrasporto.

La premier aveva illustrato questa impostazione dopo il Consiglio dei ministri di metà settembre, spiegando che gli introiti aggiuntivi sarebbero stati restituiti ai cittadini per contenere il costo alla pompa. Il provvedimento dovrebbe intervenire senza trasformare la riduzione delle imposte in una modifica definitiva del sistema fiscale.


I limiti delle accise mobili

La misura non è priva di problemi finanziari. Un taglio delle accise riduce infatti le entrate dello Stato, mentre il gettito IVA aggiuntivo potrebbe non bastare a coprire completamente la perdita. Inoltre, un intervento nato per le emergenze rischierebbe di diventare permanente se i prezzi restassero a lungo su livelli elevati.

Un’altra criticità riguarda il ritardo con cui il sistema può produrre effetti. L’aumento delle quotazioni, l’incasso della maggiore IVA e la decisione amministrativa di ridurre le accise non avvengono necessariamente nello stesso momento.

Per questo, anche dopo l’attivazione del meccanismo, gli automobilisti potrebbero continuare a trovare prezzi alti presso i distributori. La chiarezza sulle singole componenti del prezzo sarà quindi decisiva per valutare quanto del rincaro derivi dai mercati e quanto dalla fiscalità.

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