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Motori 3 min di lettura12 ore fa

Bosch, dalla piccola officina al colosso globale: la storia iniziata nel 1886

Quarant’anni prima dell’espansione internazionale, Robert Bosch scommise sull’elettrotecnica partendo da due laboratori e pochi collaboratori a Stoccarda.

Da quella piccola attività nata a Stoccarda sono passati 140 anni, e oggi Bosch conta 412.800 collaboratori. Il gruppo è presente con 500 consociate e filiali regionali in oltre 60 Paesi e nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 94 miliardi di euro.

La svolta tecnologica che avrebbe aperto la strada a questa crescita arrivò nel 1902. Robert Bosch, affiancato dall’ingegnere Gottlob Honold, sviluppò un sistema di accensione ad alta tensione collegato alla candela: una soluzione destinata a rendere molto più affidabile l’avviamento dei motori e a sostenere l’espansione internazionale dell’azienda.


La scintilla che cambiò i motori

L’intuizione era maturata qualche anno prima, quando nel 1887 un cliente aveva chiesto a Bosch di replicare un accenditore magnetico a bassa tensione, già realizzato da Deutz, per un motore stazionario. Studiando il dispositivo, il giovane imprenditore individuò il limite che frenava la diffusione dei primi motori: l’accensione del carburante non garantiva sufficiente affidabilità.

La risposta fu la trasformazione e la riduzione delle dimensioni dei sistemi magnetici, così da renderli utilizzabili sui motori a combustione interna. La tecnologia trovò applicazione anche sui propulsori Daimler montati su vetture Panhard & Levassor, Peugeot e, in seguito, Mercedes.


Dalla fatica agli ordini esteri

L’avvio fu tutt’altro che semplice. Bosch ricordò le difficoltà di quei primi anni definendo l’atmosfera della sede di Rotebühlstraße 75B «arges Gewürge», espressione tedesca traducibile come “un terribile travaglio”. L’attività attraversò anche fasi di forte tensione finanziaria.

La situazione iniziò a cambiare dal 1897, quando il magnete di Bosch conquistò una platea sempre più ampia di utilizzatori. Nel 1900, grazie anche alle commesse provenienti dall’estero, l’organico era arrivato a circa 45 persone, ben oltre la dimensione iniziale della bottega.


Le esperienze prima dell’impresa

Robert Bosch aveva 25 anni quando decise di avviare il proprio progetto. Alle spalle aveva una formazione tecnica cominciata a dieci anni alla Realschule di Ulm, seguita da un apprendistato triennale nella meccanica di precisione e dal lavoro come operaio qualificato.

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Un passaggio decisivo fu il soggiorno negli Stati Uniti nel 1884. A 23 anni lavorò a New York per Edison Machine Works, l’impresa legata a Thomas Edison, e poté osservare da vicino le opportunità ancora poco sfruttate dell’elettrotecnica.

Nel 1885 Bosch si spostò nel Regno Unito, dove entrò nella filiale inglese Siemens Brothers, appartenente alla tedesca Siemens & Halske. L’attività su dinamo e generatori gli consentì di approfondire la produzione industriale di precisione, il funzionamento dei sistemi a bassa tensione e il potenziale di una tecnologia destinata a un mercato internazionale.


Il primo indirizzo di Bosch

Il capitale per tentare l’impresa ammontava a 10mila marchi, equivalenti a 88mila euro attuali, e proveniva dall’eredità lasciata dal padre Servatius. Quest’ultimo aveva costruito la propria fortuna gestendo la locanda Krone ad Albeck, nei pressi di Ulm; Robert proveniva quindi da una famiglia borghese.

Il 23 ottobre 1886 Bosch depositò presso le autorità municipali di Stoccarda la richiesta per ottenere sia la licenza commerciale sia il permesso edilizio. Il progetto riguardava una “Officina di meccanica di precisione ed elettrotecnica” allestita in spazi presi in affitto al numero 75B di Rotebühlstraße: un ufficio, due laboratori e una stanza dotata di un piccolo crogiolo per la fusione dei metalli.

L’autorizzazione arrivò il 15 novembre. Bosch acquistò i primi macchinari e avviò il lavoro con un meccanico specializzato e un apprendista, trasformando quei locali in un laboratorio dedicato alla meccanica e alla ricerca di nuove applicazioni elettriche.

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