BMW, Mercedes e Volkswagen: utili in calo con le elettriche
Nei primi nove mesi i profitti sono scesi del 57%, mentre le vendite dei modelli a batteria sono aumentate
BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen hanno chiuso i primi nove mesi con utili netti complessivi di 5,6 miliardi di euro, il 57% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il calo è arrivato mentre la quota delle auto elettriche è cresciuta nei principali marchi tedeschi.
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Profitti ridotti dalle auto elettriche
Nel terzo trimestre i modelli a batteria hanno rappresentato il 26% delle vendite di Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes-Benz. Un anno prima la percentuale era del 19,5%, ma l’incremento delle consegne non ha compensato i costi industriali e gli investimenti necessari per sostenere la conversione produttiva.
La redditività delle vetture elettriche resta infatti inferiore a quella dei modelli con motore a combustione. Batterie, ricerca, sviluppo e riconversione degli stabilimenti richiedono risorse elevate, mentre il margine ottenuto su ogni automobile venduta si è ridotto.
Sul risultato complessivo ha pesato anche la svalutazione da 6,4 miliardi di euro registrata dal gruppo Volkswagen sulla controllata Porsche. BMW, invece, ha corretto al ribasso per due volte le proprie previsioni economiche.
La pressione della concorrenza cinese
A comprimere i guadagni contribuisce anche la competizione sui prezzi delle auto elettriche provenienti dalla Cina. I costruttori europei devono confrontarsi con modelli più economici e con una catena di fornitura delle batterie nella quale Pechino mantiene un peso rilevante.
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Bruxelles sta valutando requisiti legati alla produzione europea, ma applicarli a una filiera internazionale e fortemente integrata potrebbe generare effetti inattesi. L’aumento delle vendite elettriche nel mercato dell’Unione, quindi, non coincide automaticamente con una crescita dei risultati per i gruppi automobilistici del continente.
Tagli e revisione degli obiettivi
La combinazione tra margini più bassi, investimenti elevati e concorrenza sui prezzi ha spinto i produttori di Wolfsburg, Monaco e Stoccarda a ridimensionare le stime operative. I gruppi hanno inoltre avviato programmi di contenimento dei costi e riorganizzazione, con conseguenze sull’occupazione.
La situazione mette sotto pressione anche il governo di Berlino, che sta sostenendo una linea più favorevole alla prosecuzione della produzione di automobili a benzina. Sul piano europeo si discute intanto di un obiettivo meno rigido per la riduzione delle emissioni: il Parlamento europeo ha ipotizzato un taglio dell’87,5% entro il 2035, invece dell’azzeramento previsto dall’attuale impostazione.
La modifica dovrebbe però essere concordata da tutti i 27 Paesi dell’Unione. In Germania, intanto, i piani di riduzione dei costi annunciati dai costruttori hanno alimentato la minaccia di scioperi dei lavoratori durante l’autunno e l’inverno.
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