Bici sul Garda, la regola degli otto accende lo scontro
La bozza del Codice limita i gruppi e impone 50 metri tra le comitive, ma sul lago amministratori ed ex campioni temono controlli impossibili e nuovi rischi.
Sul Garda la nuova disciplina per i ciclisti rischia di trasformarsi in un altro motivo di tensione. La strada Gardesana occidentale, stretta e priva di corsie d’emergenza, nei fine settimana viene percorsa da numerosi gruppi di amatori, con sorpassi difficili e situazioni critiche soprattutto nelle gallerie a nord di Gargnano.
A contestare l’efficacia delle misure contenute nella bozza del Codice della strada è anche Roberto Visentini, ex professionista e vincitore della maglia rosa al Giro d’Italia del 1986. La discussione coinvolge inoltre i sindaci della zona, divisi tra l’esigenza di aumentare la sicurezza e il timore di danneggiare un comparto turistico importante.
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Visentini non si fida delle nuove regole
Visentini conosce direttamente il percorso tra Salò e la parte settentrionale del lago e descrive una situazione peggiorata rispetto al passato. A suo giudizio, il traffico è aumentato notevolmente, mentre automobili e mezzi pesanti sono diventati più ingombranti senza che la carreggiata sia stata ampliata. «Non ci credo per niente», ha commentato parlando della possibilità che la riforma risolva il problema.
L’ex corridore segnala anche comportamenti pericolosi e gruppi molto numerosi che occupano la strada. A suo avviso, in diversi casi gli automobilisti sono costretti a rallentare e rimanere in coda, perché lo spazio non consente di superare in sicurezza una lunga fila di biciclette.
Nelle gallerie il rischio aumenta
La visibilità rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Secondo Visentini, alcuni ciclisti entrano nei tunnel con sistemi di illuminazione insufficienti: talvolta il primo della fila dispone di una luce anteriore e l’ultimo di un elemento riflettente, mentre chi si trova nel mezzo può risultare quasi invisibile.
Il problema emerge con particolare evidenza lungo i tratti più tortuosi della Gardesana occidentale. Le curve cieche, l’assenza di banchine e la presenza contemporanea di automobili, furgoni e camion rendono complesso qualsiasi passaggio, anche quando il gruppo di ciclisti è ridotto.
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Otto ciclisti e cinquanta metri
La bozza approvata dal Consiglio dei ministri prevede, fuori dai centri abitati, la possibilità di procedere affiancati soltanto per gruppi composti da un massimo di otto persone. Tra una comitiva e quella successiva dovrebbe inoltre esserci una distanza di almeno 50 metri, così da lasciare agli automobilisti uno spazio sufficiente per effettuare il sorpasso.
La norma punta a rendere più ordinata la circolazione delle biciclette amatoriali, ma sul Garda restano dubbi sulla sua applicazione concreta. Il nodo non riguarda soltanto il contenuto della regola, bensì la possibilità di verificare davvero il rispetto dei limiti lungo una strada lunga, tortuosa e molto frequentata.
Divieto nei giorni più affollati
Da alcuni sindaci delle due sponde è arrivata anche l’ipotesi di vietare completamente il transito delle biciclette nei segmenti più pericolosi durante i fine settimana caratterizzati dal massimo afflusso. L’obiettivo sarebbe ridurre i rischi nei periodi in cui la carreggiata viene occupata da centinaia di appassionati.
Una simile soluzione, tuttavia, potrebbe penalizzare l’economia legata al cicloturismo e colpire anche chi rispetta le regole. Adelio Zeni, sindaco di Gardone Riviera, ha concentrato la sua obiezione sulla vigilanza: «Anche cambiando le leggi, la domanda vera è una sola: chi va a controllarli sui tornanti?». Per il primo cittadino, senza controlli effettivi la riforma difficilmente cambierà la situazione.
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